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lunedì 11 settembre 2017

- A proposito di INTERPORTO...!!! Chiediamo lumi ai politici...???





SACCHEGGIO DEL TERRITORIO...?





>IL VILLAGGIO PREISTORICO E LA STRUTTURA A GRANDI BLOCCHI DI EPOCA ROMANA CHE FINE HANNO FATTO?
>IL VILLAGGIO PREISTORICO E LA STRUTTURA A GRANDI BLOCCHI DI EPOCA ROMANA CHE FINE HANNO FATTO?
>IL VILLAGGIO PREISTORICO E LA STRUTTURA A GRANDI BLOCCHI DI EPOCA ROMANA CHE FINE HANNO FATTO?
>IL VILLAGGIO PREISTORICO E LA STRUTTURA A GRANDI BLOCCHI DI EPOCA ROMANA CHE FINE HANNO FATTO?>IL VILLAGGIO PREISTORICO E LA STRUTTURA A GRANDI BLOCCHI DI EPOCA ROMANA CHE FINE HANNO FATTO?
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A GENNAIO 2015, realizzai questo post sull'Interporto di Frosinone:




Vi invito a consultarlo per comprendere bene quanto accaduto nell'ultimo trentennio... una cosa a dir poco vergognosa per la storia e la cultura del nostro territorio...!!!

Venerdì scorso, 8 settembre 2017,
a proposito delle notizie relative all’Interporto (Ciociaria Editoriale Oggi titolava: “SPRECOPOLI CIOCIARIA. E A PAGARE SIAMO NOI”), leggiamo che nell'area destinata all'opera “FANTASMA” si estendeva uno dei villaggi preistorici più grandi e importanti dell’Italia centrale, di cui “non resta che una pubblicazione scientifica di Manuela Cerqua” (*), dove si legge che, in più, nel corso degli scavi, è stata messa in luce “UNA STRUTTURA IN OPERA QUADRATA IN GRANDI BLOCCHI”.
Nella pubblicazione scientifica, consultabile online, si precisa che la struttura a grandi blocchi era anche “affiancata da un pozzo e da una serie di annessi riferibili ad un’occupazione del territorio databile ad epoca romano-repubblicana”.
Come già evidenziamo da anni, nella vicenda dell'Interporto vi sono molte pagine che riguardano i lavori di indagine archeologica (“RESI POSSIBILI GRAZIE AD UN FINANZIAMENTO DELLA S.I.F - SOCIETA’ INTERPORTUALE DI FROSINONE”) e gli stessi BENI ARCHEOLOGICI scoperti nel corso degli scavi, notoriamente DEMANIO E PATRIMONIO INDISPONIBILE ai sensi del Codice Civile.

Che fine hanno fatto i beni archeologici? Sono stati solo reinterrati o sono stati addirittura distrutti?

Invitiamo tutti coloro che a vario titolo si occupano della vicenda Interporto a leggere anche le ‘pagine archeologiche’ di questa storia, “UNA STORIA FINITA MALE”, [+] come titola il giornalista, e magari si riuscirà a dare risposte a una collettività che ha il diritto di conoscere e di fruire dei beni culturali pubblici che emergono nel territorio, testimonianze irripetibili della propria identità storico-culturale.
Ci appelliamo anche a tutti i consiglieri comunali di Frosinone che volessero prendere a cuore questa pagina della nostra storia, per cercare di fare chiarezza con risposte concrete agli interrogativi....






[+] Gli scavi archeologici

​L'area di Selva dei Muli nel terzo millennio A. C. era sede di un insediamento dell’Eeneolitico. Durante gli scavi per l'interporto è emerso un villaggio, uno dei più grandi del centro Italia. Del villaggio però non resta che una pubblicazione scientifica di Manuela Cerqua (*) nella quale, peraltro, lo si definisce in questi termini: “L'insediamento si impone nel panorama di questo contesto geografico e culturale per la sua eccezionale estensione (circa 8 ha) e per la presenza di un importante opera difensiva perimetrale costituita da un fossato e da una triplice palizzata. La funzione difensiva di queste strutture appare inconfutabile e al momento sembra non trovare eguali nella penisola italiana”. Eppure, nel Museo Archeologico di Frosinone sono conservati solo i materiali di uno scavo precedente, condotto nel 1981 da Italo Biddittu. Ma non solo, nel corso degli scavi per l'interporto, finanziati dalla stessa società, è emersa <<una struttura in opera quadrata in grandi blocchi di tufo>> di epoca romana repubblicana. Forse una villa. Ma anche di questa struttura non si è saputo più nulla.
(R.C.) Editoriale Ciociaria Oggi

(*) La pubblicazione di Emanuela Cerqua qui:
https://www.academia.edu/1444009/Selva_dei_Muli_Frosinone_un_insediamento_eneolitico_della_facies_del_Gaudo


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La speranza è che esista ancora la struttura a blocchi... e che qualche politico potrebbe chiederne conto facendo avviare un procedimento di vincolo...

Ma, quando parliamo di politici assistiamo anche a questo....
Scalia ringrazia Rutelli...!!!



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Spero tanto ci saranno politici e giornalisti disposti ad approfondire le "pagine archeologiche" di questa vicenda e ritracciare il patrimonio pubblico venuto in luce nell'area, tra cui una "STRUTTURA in OPERA QUADRATA IN GRANDI BLOCCHI", riconducibile ad una IMPORTANTE VILLA di EPOCA ROMANA,.. Ci sarà qualcuno di loro o tutti insieme, disposti a conoscerne l'ubicazione esatta con i dati catastali utili per salvaguardarla, qualora come tutti auspichiamo sia stata interrata e non rimossa......??? APPROFONDIRE...

GRAZIE a nome della città.....

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Il valore di Selva dei Muli

  • Scritto da  
Frosinone mura selva dei muli 350 260 min
Dalla terrazza della città, con le spalle rivolte al bel Piazzale Vittorio Veneto, sotto il palazzo della prefettura di Frosinone, bisogna volgere lo sguardo a Sud-Ovest, verso la catena dei Lepini, per vederlo. Ma bisogna farlo al mattino, con anche il sole alle spalle; al tramonto lo si ha negli occhi, e la Valle del Sacco appare avvolta allora in un velo tutto d'oro. Lì, in lontananza, al centro della pianura, spicca un colle circondato dalla vegetazione, che alla sua sommità oggi ospita un silo colorato con fasce rosse orizzontali, a segnalare la sua altezza a chi vi si approssimi in volo: è Selva dei Muli e le sue pendici vulcaniche.

Cinquemila anni fa, nelle radure tra le foreste e sulle rive dei ruscelli lì presenti, vi si sarebbe scorto un brulichio di nostri antichi avi intenti nelle attività più disparate: dalla caccia alla raccolta, dall'agricoltura all'allevamento, dalla pesca alla fabbricazione di oggetti fittili e litici. Lì avevano realizzato un loro villaggio, costruendo capanne, innalzando palizzate e scavando fossati di difesa, tracciando fossi per dare un qualche ordine alle acque che vi abbondavano. La terra fertile e ricca di risorse li aveva trattenuti lì, dove il loro girovagare aveva infine trovato quiete.
“Le prime indagini archeologiche nel territorio di Selva dei Muli” ci racconta Manuela Cerqua nella sua relazione pubblicata su Origini del 2011, “furono condotte da Italo Biddittu agli inizi degli anni Settanta, con numerosi e mirati sopralluoghi nei terreni di superficie e in occasione di lavori di scavo, che portarono al rinvenimento... di manufatti litici riferibili, in particolare, al Paleolitico medio (Biddittu, Segre 1976-77; Biddittu, Celletti 2003: 82-84)”.
“L’insediamento”, continua Cerqua nella sua relazione, “ si impone nel panorama di questo contesto geografico e culturale per la sua eccezionale estensione (circa 8 ha) e per la presenza di un’imponente opera difensiva perimetrale, costituita da un fossato e da una triplice palizzata. La funzione difensiva di queste strutture appare inconfutabile e al momento sembra non trovare eguali nella penisola italiana. L’analisi della cultura materiale permette di inquadrare la vita del villaggio dell’Eneolitico medio, con la presenza di forme e decorazioni caratteristiche della facies del Gaudo. Lo studio del villaggio di Selva dei Muli apre una nuova prospettiva di ricerca sugli aspetti della facies del Gaudo, contribuendo a confutare la definizione della stessa quale 'facies funeraria'”.
Ma non è tutto. Già Biddittu, in un articolo pubblicato su i “Quaderni del centro di studio per l'archeologia etrusco-italica” (Italo Biddittu-Eugenia Segre Naldini 1981), aveva rilevato che “il colle fu abitato ancora in epoca romana come indicano alcuni resti murari alla sommità” (oltre ad aggiungere che “al di sopra insistono avanzi di costruzioni medioevali del XII secolo”; e infine che “si ha notizia di un castello del 1117”). E infatti anche la Cerqua scrive nella sua relazione che “nel settore sud dell’area è stato effettuato il monitoraggio archeologico costante di tutti i lavori di scavo e movimento terra, a seguito del quale sono stati individuati i resti di una struttura in opera quadrata in grandi blocchi di tufo affiancata da un pozzo e da una serie di annessi riferibili ad un’occupazione del territorio databile ad epoca romano-repubblicana”.
Un sito archeologico di straordinario interesse
Insomma, un sito archeologico di straordinario interesse, anche per chi non sia un addetto ai lavori. Tanto che, dopo i successivi scavi di Biddittu verso la fine degli anni Settanta, su quell'area fu posto dalle autorità un vero e proprio “vincolo”. Precisamente, con decreto del 2 novembre 1982, il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali sanciva all'art. 1: “L'area interessata dal giacimento sopra descritto, indicata in grigio nell'allegata planimetria facente parte integrante del presente decreto, è dichiarata di particolare interesse archeologico ed è per tanto soggetta a tutte le disposizioni della citata legge” (L. 1089/39, art. 1 e 3). Il decreto, a premessa, conteneva nel dettaglio la descrizione del sito e tutte le “particelle” catastali interessate dai ritrovamenti (“Comune di Frosinone, segnati al Catasto al foglio 39, particelle 1..., 7..., 8..., 66..., 26...), con relativi nomi e cognomi dei proprietari.
Dopo tale sanzione ufficiale dell'importanza del sito, tuttavia, nulla più accadde, fino ad epoche più recenti, quando iniziarono i lavori per l'edificazione dell'Interporto di Frosinone. In data 16 gennaio 1998, infatti, la società SIF Spa (Società Interporto Frosinone), a capitale misto, pubblico-privato, dopo aver già ottenuto le autorizzazioni, con prescrizioni, da parte della Regione Lazio, aveva inoltrato “domanda di pronuncia di compatibilità ambientale” al Ministero dell'Ambiente, per edificare l'interporto proprio su quel sito. Dopo varie peripezie, note e contro note, correzioni del progetto e integrazioni; nonostante il decreto affermi, tra l'altro, che il sito archeologico “risulta significativamente interferito da una parte del progetto d'interporto”, che “va considerata, in proposito, la elevata valenza storica del luogo, in quanto abitata in epoca romana (resti murari sulla sommità, frammenti di cotto e tegoloni sparsi nei campi circostanti)...”, il 26 settembre 2000 il progetto viene autorizzato dall'allora Ministro dell'Ambiente Willer Bordon e dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Giovanna Melandri (Wikipedia). In esso, tuttavia, sono contenute numerose prescrizioni di cui i ministeri si riservano una “verifica di ottemperanza... in sede di progettazione esecutiva”.Frosinone SelvaMuli
Continuando nella lettura della relazione di Cerqua, allora apprendiamo che: “Nel giugno del 2004, a circa trenta anni dalla prima segnalazione del sito, in occasione della realizzazione di un Interporto Merci, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio ha intrapreso un complesso programma di ricerca, condotto mediante diversi livelli d’indagine, volto alla conoscenza e alla tutela di questo sito”. E ancora: “Le indagini effettuate dal 2004 al 2010 con quattro campagne di scavo – ciascuna di una durata di due o tre mesi – hanno così interessato un’area di circa 4 ha, nella quale sono state portate in luce strutture riferibili ad un abitato eneolitico, che certamente si estende, però, ancora in direzione nord-ovest e sud-est, e probabilmente verso nord”. Ed è proprio in occasione di tali scavi che furono effettivamente rinvenuti quei “resti murari” di epoca romana già segnalati da Biddittu negli anni Settanta, poi meglio definiti nella relazione di Cerqua, partecipante ad alcune delle ultime campagne di scavo, come “resti di una struttura in opera quadrata in grandi blocchi di tufo affiancata da un pozzo” attribuiti “ad epoca romano-repubblicana”.
Tali ritrovamenti, quindi, avevano interrotto i lavori per l'interporto. (Ma quell'area, è bene ripetere, era già soggetta al vincolo col decreto del 1982, per la presenza del solo villaggio eneolitico). A sollecitare il disbrigo della pratica presso i ministeri coinvolti, era perciò intervenuto anche l'allora Presidente della Provincia di Frosinone, Francesco Scalia; che, con una lettera poi pubblicata dal quotidiano Ciociaria Oggi il 6 agosto 2006, ringraziava l'allora Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Francesco Rutelli, per il “suo interessamento, grazie al quale tutti i lavori per il completamento dell'Interporto di Frosinone potranno celermente riprendere”. Si tratta, probabilmente, di ulteriori autorizzazioni relative a quella ““verifica di ottemperanza” in sede esecutiva delle prescrizioni apposte nel decreto del 2000, che i due ministeri avevano avocato a sé all'atto dell'approvazione del progetto; “verifica” ancor più necessaria, proprio alla luce degli intervenuti scavi a partire dal 2004.
Nella lettera sono anche richiamati i vari soggetti coinvolti nella vicenda. Scrive infatti Scalia: “Il Responsabile della Sopraintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, dott.ssa Anna Maria Moretti, e il Responsabile del procedimento, dott.ssa Sandra Gatti, con grande competenza e celerità, avevano prospettato alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio la soluzione di scavare l'area del villaggio in modo estensivo, documentando le tracce nel modo più completo possibile con rilievi accurati, riprese fotografiche anche dall'alto, eventualmente ricostruzioni in 3D, per poi autorizzare la rimozione e consentire la realizzazione dell'Interporto”. Ancora: “Ora, in tempi rapidissimi, grazie alla tua attenzione e sensibilità, arriva il via libera del Direttore Regionale Ing. Luciano Marchetti, che ringrazio per la disponibilità, e che si è pronunciato favorevolmente su quanto proposto dalla dott.ssa Moretti e dalla dott.ssa Gatti”.
Ora, a fronte di questa nostra sommaria ricostruzione (chi volesse approfondire può utilizzare, tra l'altro, le fonti riportate in coda all'articolo), si pongono alcune domande che, fino ad ora, non hanno avuto risposta. Nei giorni scorsi, perciò, l'associazione ciociara Frosinone Bella e Brutta ha risollevato opportunamente il caso, riportandolo alla nostra attenzione.

Ci chiediamo, dunque:

1) Perché nel “vincolo” apposto col decreto del 1982 (allora ministro, Vincenzo Scotti) è citato soltanto il villaggio eneolitico e non i “resti murari” di epoca romana, pur segnalati da Biddittu?
2) Dove si trovano, oggi, i reperti del villaggio eneolitico rinvenuti da Biddittu?
3) Dove, quelli rinvenuti durante gli scavi del periodo 2004-2010 relativi allo stesso villaggio?
4) Perché non è intervenuto un ulteriore vincolo da parte del Ministero, a fronte dell'effettivo ritrovamento, dopo la segnalazione di Biddittu, della “struttura in opera quadrata in grandi blocchi di tufo affiancata da un pozzo e da una serie di annessi riferibili ad un’occupazione del territorio databile ad epoca romano-repubblicana”?
5) È corretto eseguire scavi “in modo estensivo”, come suggerito da Moretti e Gatti e come autorizzato poi da tutte le altre autorità preposte, su un sito di epoca eneolitica con un'estensione di “8 ha”, e che, come riferisce la Cerqua partecipante agli scavi, “al momento sembra non trovare eguali nella penisola italiana”?
6) È possibile farlo, oltretutto in presenza di strutture murarie di epoca romano-repubblicana?
7) Era sufficiente l'autorizzazione del “Direttore Regionale”, citato da Scalia, per usare tale tecnica di scavo? O sarebbe occorso, come risulta da nostre fonti, un decreto del Consiglio dei Ministri?
8) Dove si trova, oggi, quella struttura muraria?
Queste sono solo alcune delle domande che sorgono, ad approfondire gli eventi riguardanti l'Interporto di Frosinone e quel sito archeologico di straordinario interesse. Ad esse, abbiamo cercato di dare risposte, facendo ricerche anche sul sito istituzionale della Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell'Etruria Meridionale; ma digitando nella stringa di ricerca “Selva dei Muli” si ottiene: “ Nessun record trovato”. Come mai?
Ma a queste se ne aggiungono anche altre, di altra natura. È stata una scelta politica oculata, quella di progettare un interporto proprio su quel sito? Hanno fatto bene le autorità preposte alla cura dei beni archeologici ad assecondarla con tanta sollecitudine? A giudicare dagli esiti, si direbbe di no. A tutto questo, infatti, bisogna aggiungere, con grande sgomento, che, progettato negli anni Novanta, quell'Interporto non è mai stato realizzato, nel 2015 si è dimesso il Presidente e l'intero Consiglio di Amministrazione, con l'assenza ingiustificata della Provincia di Frosinone, e del suo Presidente, Antonio Pompeo, socio di maggioranza al 64%! Quel che c'era non c'è più; quel che doveva esserci non c'è e non ci sarà.
Insomma, distruzione senza costruzione. Una constatazione che, a pensarci dalla terrazza della città con gli occhi rivolti a sud-ovest, sembra ancora più amara.

Frosinone 21 settembre 2017
Fonti:
– Decreto del Ministero dell'Ambiente C:\Users\Alteri\Downloads\DEC-2000-5335.pdf
– Articolo Biddittu-Segre C:\Users\Alteri\Downloads\1981. Biddittu - Segre Naldini figg. riversate.pdf
– Relazione di Manuela Cerqua C:\Users\Alteri\Downloads\2011. Cerqua (ed.) figg riversate.pdf
– Lettera di Scalia a Rutelli - clicca sul link che segue per leggerlahttps://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhjMiOAOyX95eTyiLSzYxmz0-_bIIBHi-PRkuGOC37R_IZaDgGBZqPei-AyABN4WwnCO_xoFNLmdCOStjf7QOP-8meemwO0-SgioNGVdb-YyAL-Hbh9_aECFu5PHta5SvJBIDgiwdTbZjFJ/s1600/Scalia.jpg
– Decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali

Decreto per Sel dei Muli

mercoledì 21 gennaio 2015

- INTERPORTO di Frosinone: Quanti danni...?

Frosinone – Interporto, protocollate le dimissioni del CdA

Hanno realizzato di tutto questo un solo capannone...!!!
Giusto per parlare di intermodalità, abbiamo un INTERPORTO, in piedi da 26 anni che non decolla, ove Provincia, Comuni di Frosinone e Ferentino, ci hanno investito i nostri soldi, oltre a privati e banche che pian pianino se li staranno riprendendo... in compensi...? e non decollerà mai più perché ormai ritenuto dai più inutile... Giorni fa siamo stati intervistati, insieme a Francesco Notarcola, da RAI TRE (vedere sotto) e ho denunciato il rammarico personale per i ritrovamenti archeologici che furono fatti in tale area durante gli scavi per la costruzione di un capannone ma che non sono stati mai più portati all'attenzione che meriterebbero, viste le epoche molto remote ai quali sono appartenuti...!!! Da non trascurare il danno che la società ha provocato ai proprietari terrieri che a causa del cambio di destinazione d'uso da zona Agricola ad Industriale, (credo), si son visti aumentare in maniera esponenziale il prezzo dell'IMU... ed ora guardate bene cosa è accaduto...:

(Clicca il titolo per leggere)
Frosinone, Interporto addio: si dimettono presidente e cda






FROSINONE – INTERPORTO, PROTOCOLLATE LE DIMISSIONI DEL CDA




FROSINONE – 16 GEN – Il presidente ed il consiglio d’amministrazione della società Interporto Frosinone si sono dimessi questa mattina. Hanno rimesso il loro mandato firmando una lettera che è stata protocollata ed inviata ai soci per posta raccomandata.

Già ieri il presidente Giuseppe Galloni aveva “avvisato” il socio di maggioranza: la Provincia di Frosinone che detiene il 64% della società. Ma nonostante i segnali inviati “nessuno mi ha chiamato – dice Galloni – né il presidente della Provincia Antonio Pompeo, né il suo capo segreteria, né l’ultimo dei suoi segretari, tanto meno mi ha chiamato un usciere o un addetto alle pulizie della Provincia; appare chiaro che della Sif SpA non interessa nulla e pertanto noi togliamo il disturbo”.
La società era stata varata venti anni fa per costruire l’unico grande centro merci dell’Italia Centrale nel quale far convergere le merci da smistare tra Nord e Sud; all’epoca non esistevano ancora gli interporti di Civitavecchia e Orte. Venti anni non sono bastati a realizzare l’opera.
Nei mesi scorsi il presidente Giuseppe Galloni e l’intero Consiglio d’Amministrazione avevano risolto decenni di problemi burocratici ed erano riusciti a pubblicare un bando con cui arrivare al completamento dei capannoni. Avevano proposto lo strumento del Projet Financing, cioè proponevano ad un privato di completare le opere lasciandogli in cambio la gestione per 30 anni.

Per martedì 13 era stata convocata la riunione dei soci proprio al fine di comunicare l’esito della gara. Ma il socio di maggioranza, cioè la Provincia, non si è presentato. “E se non interessa al maggiore azionista – dice Galloni – significa che la nostra presenza non ha significato, pertanto ce ne torniamo ai nostri lavori”.

Con il presidente Galloni si sono dimessi il banchiere Donato Formisano, l’imprenditore Sandro Fontana, il rappresentante del Comune di Ferentino Ivan Portieri, il delegato del Consorzio Industriale Alessandro Foglietta ed il delegato della Provincia di Frosinone Giovanni Sorge.


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Da Buongiorno Regione di Rai Tre del 27 gennaio 2015





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Si scoprono gli altarini...?

In merito alla questione Aeroporto e Interporto, Pompeo "non poteva non sapere", - ci riferisce nel commento qui sotto, Alberto Tribioli, - in quanto Infussi glielo disse nella trasmissione MONITOR di Laziotv del 12/04/2013:




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Qui trovate anche ai punto 8 e 9 della Deliberazione n. 41/2011/PRSE - Corte dei Conti, SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER IL LAZIO, SOCIETA’   INTERPORTUALE   FROSINONE   (S.I.F.)   S.p.A.
altri dettagli importanti da sapere....
[CLICCARE QUI]


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Un estratto della delibera che parla da solo....
"8.2 SOCIETA’ INTERPORTUALE FROSINONE (S.I.F.) S.p.A.
"inattiva".
Analoghe considerazioni circa l’immobilizzazione di capitale 
pubblico in un organismo partecipato, anch’esso qualificabile quale mero centro d’imputazione di costi, debbono essere svolte per la S.I.F. S.p.A.
La verifica dei bilanci di esercizio compresi nel periodo 2006-2009, 

acquisiti telematicamente dalla CC.II.AA. in fase istruttoria, ha accertato che la predetta società è inattiva dalla data della sua costituzione (8 gennaio 1991) sino all’ultimo bilancio esaminato al 31.12.2009. 

A prescindere dalla verifica dei dati di bilancio sui valori della produzione, il certificato estratto dalla Camera di Commercio in data 9 marzo 2011, descrive la società S.I.F. quale “impresa inattiva”. 

L’oggetto sociale comprende la realizzazione e la gestione nei territori dei comuni di Frosinone e di Ferentino, individuati dal Consorzio A.S.I., di un centro intermodale, consistente in un sistema unitario di opere e di servizi principali, accessori e complementari preordinati alla ricezione, alla custodia, allo smistamento e convogliamento di merci, materie prime o prodotti finiti, secondo il criterio dell’integrazione fra i vari modi di trasporto. 
La società è a capitale maggioritario pubblico. La quota di maggioranza è detenuta dalla Provincia di Frosinone. 
Il capitale nominale è fissato in € 8.172.833,11 (deliberato e sottoscritto), di cui 6.788.405,24 versato, e costituito da conferimenti in denaro.
La società ha generato rilevanti perdite di esercizio, certificate al 31.12.2009 in € 896.417. Si registra l’irregolare procedura di riporto annuale delle perdite “a nuovo”, facendo leva sulla capienza del capitale sociale e del patrimonio netto, senza far constare formalmente la diminuzione del capitale nominale tramite un’apposita delibera assembleare. Nonostante la perdurante attività, le spese di funzionamento sono in massima parte originate dagli emolumenti pagati al consiglio di amministrazione e ai costi per i servizi. Il collegio sindacale considera la società “in stallo”, mentre avrebbe dovuto evidenziare che il mancato avvio dell’attività di una partecipazione pubblica non è conforme a criteri di sana gestione elle risorse pubbliche immobilizzate nella totale inattività societaria. 
La verifica dei dati di bilancio per l’esercizio 2006 certifica un valore dell’attività tipica pari a zero, a fronte di costi della produzione sostenuti per euro 142.065, di cui i costi per servizi, pari ad euro 121.925, rappresentano la parte principale. Il valore della produzione, per euro 1.050, si riferisce esclusivamente a servizi resi di natura occasionale, non rientranti nell’attività tipica (voce ricavi e proventi diversi indicata in bilancio). Le poste più significative di costo per i servizi sono rappresentate dalle seguenti voci: 
° compensi amministratori (€ 50.986,21); 
• compensi Collegio Sindacale (€ 19.276,60); 
• compensi per collaborazioni (€ 3.748,33); 
• rimborsi spese (€ 7.055,72); 
• servizi commerciali e servizi diversi (€ 2.649,67);
• spese per prestazioni di servizi amministrativi, fiscali e societari (€ 14.898,08). 
Le perdite d’esercizio 2006 sono risultate pari a 136.510, più che raddoppiate rispetto al 2005 (perdite per euro 70.881). 
La verifica del bilancio d’esercizio 2007 certifica un valore della produzione dell’attività tipica pari a zero, a fronte di costi della produzione pari ad euro 161.060. Il valore della produzione pari a 13.740, indicato in bilancio, deriva esclusivamente dalla voce ricavi e proventi diversi e non dall’attività tipica. Le poste più significative dei costi per servizi sono rappresentate dalle seguenti voci: 
• compensi amministratori (€ 48.765,44); 
• compensi Collegio Sindacale (€ 23.894,24); 
Le perdite di gestione per l’anno 2007 ammontano (€ 129.297,00) 
riportate a nuovo. La verifica dei dati di bilancio per l’esercizio 2008 certifica un valore della produzione, caratteristica pari a zero, a fronte di costi della produzione, pari ad euro 175.471. 
Il valore della produzione, pari ad € 27.574, non deriva dall’attività tipica, bensì da ricavi e proventi diversi per € 13.133 e da contributi in conto esercizio per € 14.441. 
Le principali voci di costo sono riferite ai costi per servizi, pari ad euro 109.754. Il compenso spettante agli amministratori per l’anno 2008 ammonta ad euro 47.748,12. Il compenso per il collegio sindacale ammonta ad euro 25.157,64. 
Nella nota integrativa emerge il costo per la locazione dei locali adibiti a sede sociale per ad euro 16.010 (godimento beni di terzi), del tutto sproporzionato alle esigenze di una società inattiva (per l’anno 2005 la spesa era pari ad euro 13.297). Si registrano anche costi di personale per un dipendente assunto con contratto di apprendistato triennale per euro 8.003, sempre in assenza di operatività della società. Le perdite di gestione per l’anno 2008 assommano ad euro 200.584, riportate a nuovo per l’esercizio successivo e conglobate con le precedenti perdite.
La verifica del bilancio d’esercizio 2009 certifica un valore della produzione dall’attività tipica pari a zero, a fronte di costi della produzione pari ad euro 202.556. 
Il valore della produzione, per euro 29.511, deriva non dall’attività caratteristica, bensì da altri ricavi e proventi, come si evince dalla classificazione di bilancio (contributi in conto esercizio per 14.441 e altri ricavi per 15.070). 
I costi per servizi, che rappresentano la voce principale dei costi della produzione, ammontano ad euro 137.975. 
Le voci più significative sono rappresentate dal compenso agli amministratori pari ad euro 29.075, 64 e dal compenso spettante ai sindaci pari ad euro 25.030,89. Le perdite di esercizio assommano ad euro 172.596, conglobate con quelle riportate a nuovo provenienti dagli esercizi precedenti, pari ad euro 723.821. 
La Sezione, pur prendendo atto delle difficoltà gestionali incontrate dalla S.I.F. S.p.A. ed illustrate sia nella relazione al bilancio 2008, redatta a cura del consiglio di amministrazione, sia dai rappresentanti del Comune di Frosinone intervenuti all’odierna adunanza pubblica, non può esimersi dal rilevare la carenza di controlli sulla sana gestione finanziaria dell’organismo partecipato, che, nell’arco di oltre 20 anni, non ha avviato alcuna attività tipizzata nell’oggetto sociale ed ha fallito anche nel tentativo di realizzare il primo lotto di lavori di costruzione del centro intermodale. La società è stata un mero contenitore di costi fissi di esercizio ed ha immobilizzato inutilmente cospicue risorse finanziarie pubbliche. L’assenza di un piano industriale e di un aggiornato piano di fattibilità del centro intermodale – circostanza evidenziata anche dai rappresentanti del Comune di Frosinone – revoca in dubbio la continuazione dell’attività sociale e certificano, allo stato, l’impossibilità per la società di raggiungere gli scopi per i quali fu costituita. Il collegio sindacale si è limitato a riferire che “attualmente la società versa in una fase di stallo operativo, per ciò che concerne la realizzazione del centro intermodale, pertanto, non ha iniziato alcuna attività caratteristica. In mancanza di flussi finanziari derivanti da ricavi della produzione, la continuità aziendale origina dall’esito positivo di azioni finalizzate a reperire ulteriori risorse finanziarie nell’immediato futuro anche tramite l’aumento del capitale sociale”. 
L’organo di controllo interno ha certificato altresì l’inadeguatezza della dotazione di capitale sociale per la realizzazione degli interventi previsti, riprendendo quanto contenuto nella relazione redatta a cura del consiglio di amministrazione per l’esercizio 2008".



Oltre ad amministrare (si fa per dire...) male i nostri soldi (soldi pubblici), hanno gestito malissimo, come spesso accaduto ed accade per ritrovamenti storici di interesse pubblico, la situazione venutasi a creare durante gli scavi per la costruzione del capannone (oggi in degrado....), furono infatti ritrovati reperti e tracce archeologiche ritenute "molto importanti"... Potete legge al punto 9 della delibera in esame:

"...presenza nei terreni oggetto dell'interporto di un importante sito archeologico".

Che fine hanno fatto gli approfondimenti in materia...? Feci la stessa domanda nell'intervista di Rai Tre ma non fu mai menzionata nella trasmissione di Buongiorno Regione del 17/01/2015...!!!