sabato 22 agosto 2026

- BIKE SHARING E CASETTE DELL'ACQUA A FROSINONE: UNA STORIA DA RISCRIVERE

 BIKE SHARING E CASETTE DELL'ACQUA A FROSINONE:

UNA STORIA DA RISCRIVERE


Frosinone sa inaugurare bene. È il "dopo" che va allenato.

Era il 29 ottobre 2011. Villa Comunale, sindaco, assessore alla mobilità, ditta fornitrice, taglio del nastro per il bike sharing. Sei stazioni previste. Io c'ero ed avevo messo per iscritto quello che serviva perché il progetto non restasse un flop: piste di collegamento tra le stazioni, punti di ancoraggio vicino alle attività commerciali, una campagna informativa vera nelle scuole, per costruire una cultura della bici che a Frosinone non è mai stata di casa.

[ Qui l'evento  Bike-sharing a Frosinone ]

Avevo anche suggerito di valutare una seconda cabina dell'ascensore inclinato, dedicata al trasporto delle bici verso la parte alta della città. L'idea non fu mai sviluppata, ma il segno è rimasto: la stazione di via Aldo Moro, nella mappa ancora affissa sulla colonnina, porta la dicitura "Parcheggio Ascensore". Il collegamento tra i due impianti era già previsto sulla carta. Nella pratica, entrambi hanno avuto un percorso complicato, ognuno per la propria strada.

Non è un caso isolato. La stessa sorte è toccata alle casette dell'acqua, che facemmo installare noi come associazione Frosinone Bella e Brutta, una ai Cavoni e una alla Villa Comunale. Entrambe sono state chiuse e poi lasciate lì, abbandonate al degrado, con conseguente occupazione di suolo pubblico e un danno erariale che nessuno ha mai quantificato. Quella della Villa è stata infine rimossa, quella ai Cavoni è ancora sul posto, ridotta a un rudere arrugginito, esattamente come le colonnine del bike sharing. Stessa parabola: nascono da un'esigenza reale, vengono installate e poi restano senza manutenzione finché non si trasformano in un problema più grande di quello che dovevano risolvere.

Tre settimane dopo l'apertura del bike sharing, un lettore mi segnalava già che le stazioni erano lasciate senza cura. Un segnale precoce che, con un presidio costante, si sarebbe potuto correggere.

Con il tempo il servizio è stato accantonato e poi eliminato. Oggi restano le colonnine, la cartellonistica con tariffe e orari, la mappa delle sei stazioni: un'infrastruttura fisica ancora presente, sulla quale si potrebbe ripartire senza costruire da zero.

Quindici anni e tre amministrazioni diverse dopo, la domanda utile non è più di chi sia la responsabilità, ma cosa si può fare oggi. 

Ecco alcuni spunti concreti:

  • Censire lo stato reale delle 6 postazioni del bike sharing (Stazione FS, Campo Coni, via Aldo Moro, Villa Comunale, Conservatorio Refice, Cavoni) per capire cosa è ancora recuperabile e cosa va sostituito.
  • Rimuovere o recuperare la casetta dell'acqua ai Cavoni, chiudendo una situazione che dura da anni e che comporta occupazione di suolo pubblico.
  • Valutare un modello di gestione con presidio continuo per qualsiasi nuova infrastruttura, magari in convenzione con soggetti privati o associazioni locali, per evitare che un rilancio si areni per mancanza di manutenzione come accadde nel 2011.
  • Fare un censimento delle "infrastrutture dimenticate" in città, per capire quali possono essere recuperate con un investimento minimo prima che il degrado le renda irrecuperabili.

Frosinone ha già dimostrato di saper inaugurare con entusiasmo. Ora ha l'occasione di dimostrare che sa anche far durare quello che inaugura.

BRT?
Speriamo meglio...

martedì 11 agosto 2026

- L'IA consuma acqua vera. Usiamola con la testa.

 L'IA consuma acqua vera. Usiamola con la testa.


Ogni domanda che facciamo a ChatGPT o simili costa acqua ed energia vere, non virtuali. Lo dice pure il capo di OpenAI: ogni richiesta consuma energia e acqua per raffreddare i computer giganti che la fanno funzionare.

Poco, dirai. Sì, ma moltiplicato per miliardi di domande al giorno in tutto il mondo, diventa un problema serio. Si parla di centinaia di miliardi di litri d'acqua consumati solo nel 2025.


Il problema:

tanta gente usiamo l'IA per qualsiasi scemenza, come un giocattolo. 

"Che ore sono a Tokyo", "Dammi una ricetta della amatriciana", cose che si trovano in due secondi con un normale motore di ricerca.


La soluzione: 

prima di aprire l'IA, chiediamoci se ci serve davvero o se basta Google. Per le cose semplici, cerca normale. 

L'IA usala per le cose che contano: un problema vero, un ragionamento, un lavoro serio.

Non è complicato. È buon senso, lo stesso che usiamo per non lasciare l'acqua aperta mentre ci laviamo i denti.

Poi c'è chi critica l'intelligenza artificiale senza sapere nemmeno come funziona. Va bene criticare, ma prima informiamoci. 

Il problema non è la tecnologia in sé, è come la usiamo.


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giovedì 6 agosto 2026

-BRT: Proponiamo cambio percorso, con passaggio in prossimità P.zza Pertini e riapertura passaggio davanti Sacrato Sacra Famiglia.

👉 Proponiamo cambio percorso BRT, con passaggio in prossimità P.zza Pertini:



- Provenendo da via Marittima, con passaggio in v. Valle Fioretta, via C. Monteverdi (al contrario del senso attuale), riapertura davanti il Sacrato Chiesa e svolta a destra su via Sacra Famiglia, si aumenterebbe la preferenziale di 1.000 m. e  passerebbe vicinissimo a P.zza Pertini per le coincidenze con i COTRAL          👇👇👇👇👇👇👇👇👇👇




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martedì 4 agosto 2026

- BRT e Cotral: la solita disinformazione da capire da soli

 BRT e Cotral: la solita disinformazione da capire da soli



Dal 3 agosto i Cotral che arrivano a Frosinone non fermano più in una decina di punti del centro: 

- via Adige, 

- via Gaeta,

- viale Verdi,

- via Marittima, 

- via A. Moro, 

- via Puccini. 

L'avviso ufficiale di Cotral dice solo questo: "modifica percorso", fermate sospese, punto. Nessuna spiegazione del perché, nessuna indicazione di cosa fare al loro posto.

Chi segue la vicenda da mesi, come chi scrive, può ricostruire il meccanismo: il Cotral si ferma ai due terminal 

— De Matthaeis e la zona Stazione/Piazza Pertini — 

e da lì si sale sul bus elettrico [BRT], per l'ultimo tratto verso il centro. Non è un taglio del servizio, è un trasbordo. Ma questo nessuno l'ha scritto da nessuna parte ed in modo chiaro.

Il risultato è che l'utente comune, quello che non legge gli avvisi tecnici di Cotral né segue i comunicati del Comune, il 3 agosto si è trovato ad un capolinea che non c'è più, senza sapere che deve scendere e cambiare mezzo. E la colpa, agli occhi della gente, ricadrà sul "solito disservizio", non su chi doveva informare e non l'ha fatto con attenzione e responsabilità verso l'utenza.

È lo stesso problema di sempre: le decisioni ci sono, i cantieri procedono, i comunicati stampa celebrano l'innovazione a tinte colorate e selfie — ma la comunicazione pratica, quella che serve davvero al cittadino per non perdere il bus, resta un pezzo mancante. 

Tocca a noi blogger e cittadini attivi ricostruire il puzzle e spiegarlo, mentre chi doveva farlo per mestiere si limita ad un avviso di due righe su un sito che quasi nessuno mai consulta.

Se il BRT è davvero un passo avanti — e i dati sulla capienza, se confermati, lo suggeriscono — merita di essere spiegato bene, non scoperto per caso da chi resta a un capolinea sospeso in mille dubbi.

NB: "Grazie a un lettore per la precisazione: il collegamento a piedi da Piazza Pertini al capolinea BRT in Via Sacra Famiglia, è di circa 550 metri"

venerdì 24 luglio 2026

- Frosinone "BELLA": verde curato e zero sprechi alla Villa Comunale e a Cavoni

Oggi vogliamo iniziare la giornata con una "BELLA" notizia, che farà certamente piacere anche ai più insoddisfatti, per le inefficienze che spesso riscontriamo nella gestione dei beni della città.

Questa mattina, camminando alla Villa Comunale, ho notato che stavano curando e innaffiando gli alberi piantati da poco.



Successivamente, rientrando a casa, ho visto che stavano curando ed innaffiando anche quelli in via Berna ai Cavoni.


Cosa molto importante che mi è stata riferita: l'acqua utilizzata proviene dai pozzi situati sotto il terreno della Villa Comunale, quindi, senza alcuno spreco di risorsa idrica.

Non sempre e solo segnalazioni di cose "BRUTTE", ma ogni tanto anche di cose "BELLE".

Si spera che duri!

mercoledì 22 luglio 2026

- Parco San Francesco: lavori in corso ma utile per pedoni quando ci sarà.

Oggi, scendendo a piedi dal Centro Storico verso la parte bassa ho imboccato da via De Gasperi la scaletta che scende verso il Parco San Francesco.

Stanno pulendo il percorso e ci sono ancora diversi lavori da fare per essere portato a compimento ma, quando avranno finito i lavori, sarà molto utile come collegamento pedonale, tra la parte bassa e quella alta, anche con il parcheggio multipiano o il Monumento ai Martiri Toscani.

Alcune foto








Terminato lavori




martedì 21 luglio 2026

- Dossi stradali a Frosinone: sicurezza sì, ma che siano a norma!

 🚗 Dossi stradali a Frosinone: sicurezza sì, ma che siano a norma!



Come gruppo di cittadini attivi di Frosinone Bella e Brutta (Blog), riceviamo quotidianamente segnalazioni sulla viabilità cittadina. La sicurezza delle strade e la tutela dei pedoni nei nostri quartieri sono priorità indiscutibili, e ridurre la velocità nei punti critici è un obiettivo condiviso da tutti.

Tuttavia, per essere davvero efficaci, gli interventi sulla viabilità devono essere a norma di legge e sicuri per tutti.

In diversi quartieri di Frosinone ci si imbatte in dossi artificiali che presentano evidenti criticità: altezze sproporzionate, rampe d'invito troppo ripide, segnaletica orizzontale gialla e nera ormai sbiadita o del tutto invisibile di notte, e talvolta assenza dei cartelli di preavviso.

I dossi non a norma o scarsamente segnalati non aumentano la sicurezza, ma generano altri rischi:

  • ⚠️ Danni continui ai veicoli dei residenti (sospensioni, pneumatici, braccetti e coppe dell'olio).

  • 🚑 Rallentamento dei mezzi di soccorso (ambulanze e Vigili del Fuoco) nei momenti di emergenza.

  • 🏍️ Pericolo per chi viaggia su due ruote (moto, scooter, bici e monopattini), specialmente di notte o con la pioggia.

L'Articolo 42 del Codice della Strada e il relativo Regolamento di Attuazione fissano limiti molto chiari sull'altezza massima (3, 5 o 7 cm in base al limite di velocità della strada) e sugli obblighi di segnaletica e manutenzione.

Rivolgiamo quindi un appello al Sindaco Riccardo Mastrangeli e all'Assessore Antonio Scaccia, affinché l'Amministrazione Comunale si faccia parte attiva per:

  1. Un censimento dei dossi esistenti: mappare e misurare le strutture presenti nei vari quartieri di Frosinone.

  2. La regolarizzazione o rimozione: adeguare i manufatti fuori quota e raccordare le pendenze per evitare impatti violenti.

  3. Il ripristino della segnaletica: ridipingere la pittura rifrangente e verificare la presenza dei cartelli verticali di preavviso.

Un'amministrazione che cura la viabilità nel rispetto delle norme rende la città non solo più sicura, ma anche più vivibile e attenta ai propri cittadini.

💬 Voi cosa ne pensate? Quali sono i dossi più critici che incontrate ogni giorno a Frosinone? Indicateci le vie nei commenti per aiutarci a completare la mappatura delle segnalazioni!

#FrosinoneBellaEBrutta #Frosinone #Viabilità #SicurezzaStradale #CodiceDellaStrada #RiccardoMastrangeli #AntonioScaccia

martedì 14 luglio 2026

- ​Frosinone colabrodo: 1.000 litri alla sorgente, solo 450 al rubinetto. Ora basta.

 


​📢 CARI DIFENSORI DEI CONSUMATORI, MENO CHIACCHIERE E PIÙ FATTI SU ACEA ATO 5!

​A Frosinone partono 1.000 litri dalle sorgenti e ne arrivano solo 450 ai rubinetti. Paghiamo bollette record per un servizio colabrodo ma se smettessimo di pagare singolarmente per protesta rischieremmo il distacco del contatore.

​Allora chiamiamo in causa chi si vanta di difenderci. Adoc, Codacons, Federconsumatori, Consumerismo, Altroconsumo: se ci siete, è il momento di dimostrarlo.


Vogliamo un'azione concreta:


​📝 Un modulo unico di contestazione legale da inviare in massa ad Acea.

​🛑 Una procedura coordinata per pagare le fatture "sotto riserva" finché non dimezzano le perdite.

​Cittadini di Frosinone e provincia, muoviamoci uniti. Taggate le associazioni dei consumatori e condividete il post. Vediamo se sono capaci di guidare una protesta vera per toccare il portafoglio di chi ci gestisce! ⬇️

​#Frosinone #AceaAto5 #ProtestaIdrica #Ciociaria #BastaSprechi #bastacea

mercoledì 8 luglio 2026

- Esiste un vicoletto invisibile dalla PIAZZA alla STAZIONE senza un cartello indicatore.

Mentre la piazza è tutta transennata per i lavori, esiste un vicoletto invisibile che porta alla STAZIONE dei TRENI.

L'unico problema?
Nessun cartello indicatore.
Congratulazioni alla gestione per questa fantastica esperienza di orienteering urbano.
Un semplice indicatore giallo
non sarebbe stato utile?

Questo è l'accesso



il vicoletto invisibile




basterebbe un semplice cartello indicatore, come questo



ma si potrebbe benissimo utilizzare questo perché dove sta non serve a nulla



confidiamo nella buona volontà dell'assessore di riferimento...

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AGGIORNAMENTO
La nostra segnalazione ha funzionato.


Come promesso, chiudiamo il cerchio. Dopo la nostra segnalazione sulla scarsa visibilità dell'accesso dalla nuova Piazza alla Stazione Ferroviaria di piazza Kambo, il Comandante della Polizia Locale Dino Padovani ed i suoi collaboratori sono intervenuti tempestivamente: oggi l'ingresso è segnalato con un cartello evidente e ben visibile.
Un ringraziamento sincero al Comandante Padovani per l'attenzione e la rapidità di risposta. Vorremmo che funzionasse sempre così il rapporto tra cittadini ed amministrazione: una segnalazione, un problema reale, una soluzione concreta in tempi brevi.
Continuiamo a vigilare e segnalare ma episodi come questo dimostrano che il metodo della segnalazione formale e puntuale paga.

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lunedì 29 giugno 2026

- IL CAVALLO DI TROIA DEL SIN: Temiamo i doni della Regione Lazio.


 

Apprendiamo dal TGTRE del 25/06/2026



La reazione del Coordinamento di Comitati, Associazioni e Blog 
che hanno sottoscritto il seguente

 Comunicato Stampa

IL CAVALLO DI TROIA DEL SIN

Lo studio appena pubblicato da ARPA Lazio sulla presenza di metalli e metalloidi nei suoli interni ed esterni al SIN "Bacino del fiume Sacco" sta circolando in questi giorni come se fosse una rivelazione. Non lo è ed è necessario fare chiarezza.

LO STUDIO È PARZIALMENTE CORRETTO, MA DELIBERATAMENTE INCOMPLETO

È vero che certi metalli e metalloidi, come arsenico, berillio, cobalto, tallio e vanadio, possono avere origine geogenica, cioè naturale, legata all'assetto geologico del territorio. Il fenomeno è noto e documentato: basti pensare all'arsenico di origine vulcanica nei Castelli Romani, che contamina le falde per via endogena, indipendentemente da qualsiasi attività industriale. Dunque affermare che i valori di questi metalli siano comparabili dentro e fuori il perimetro del SIN non è in sé una bugia. È però una verità selezionata, e quindi fuorviante, perché risponde ad una domanda che non è quella giusta.

LA METODOLOGIA DELLO STUDIO NON RISPONDE ALLA DOMANDA GIUSTA

Lo studio ARPA si è concentrato esclusivamente sui metalli e metalloidi, cercando valori di fondo naturale. È un obiettivo legittimo, utile ai fini amministrativi per semplificare certi procedimenti di bonifica. Ma non è la fotografia dell'inquinamento del SIN. Uno studio che confronta la presenza di cobalto dentro e fuori il perimetro e conclude che non ci sono differenze sostanziali non dice nulla sulla presenza di beta-HCH, di solventi clorurati, di IPA o delle altre sostanze che caratterizzano la contaminazione industriale storica di questa Valle.

IL VERO PROBLEMA DELLA VALLE DEL SACCO NON SONO I METALLI

Il SIN Valle del Sacco è stato istituito a seguito di una crisi sanitaria e ambientale che aveva al centro tutt'altro: gli organoclorurati persistenti, e in particolare il beta-esaclorocicloesano (beta-HCH), sottoprodotto della lavorazione del lindano, prodotto per decenni nell'area di Colleferro dalla BPD/Caffaro. Nel 2005 vennero rilevati livelli di beta-HCH nel latte crudo di aziende bovine locali fino a 20 volte superiori ai limiti di legge. Successive campagne di biomonitoraggio umano documentarono la contaminazione in oltre il 50% dei residenti campionati. La IARC ha classificato il lindano come cancerogeno per l'uomo (gruppo 1), con evidenza sufficiente per il linfoma non-Hodgkin.

E il beta-HCH non è nemmeno l'unico problema.

Il punto cruciale è la pluritropicità degli inquinanti della Valle del Sacco. Non si tratta di un singolo agente, come a Seveso con la diossina o a Casale Monferrato con l'amianto. Qui convivono organoclorurati persistenti (HCH, DDT e relativi metaboliti), metalli pesanti di origine industriale, amianto, fitofarmaci e inquinanti atmosferici da traffico e impianti. Ogni matrice ambientale, suolo, acque superficiali, acque sotterranee, aria, porta tracce di contaminazioni diverse e sovrapposte, accumulate in tempi diversi, da fonti diverse. È questa stratificazione, non la singola sostanza, a rendere la Valle del Sacco un caso ambientale fuori scala rispetto ai modelli più noti di disastro industriale italiano.

Una contaminazione così complessa non può essere ridotta alla sola misurazione dei metalli nel suolo, come se bastasse quel dato a fotografare l'intero fenomeno.

LA RIPERIMETRAZIONE DEL SIN NON PUÒ BASARSI SU DATI PARZIALI

Nel 2019 Regione Lazio e Ministero dell'Ambiente hanno sottoscritto un Accordo di Programma, che ha definito un cronoprogramma di 11 interventi urgenti nel SIN, riguardanti la bonifica delle aree contaminate, la messa in sicurezza dei siti industriali dismessi e il monitoraggio delle acque. Quel cronoprogramma è stato attuato? In quale percentuale? Con quali risultati verificabili?

Domande a cui dovrebbe rispondere la Regione, individuata quale Responsabile unico dell'attuazione (RUA). Lo stesso Accordo, all'art. 7, attribuisce al Comitato di indirizzo e controllo il compito di «presiedere e coordinare l'intero processo di attuazione di tutti gli interventi previsti». Prevede, inoltre che per assicurare la massima partecipazione delle amministrazioni locali e degli stakeholder, il Comitato convochi un'apposita seduta per comunicare gli esiti delle valutazioni effettuate. La convocazione di un incontro separato a Frosinone, al di fuori di questa sede istituzionale, costituisce un grave atto politico e un evidente vulnus istituzionale: esautora il Comitato dalle funzioni che gli sono attribuite, ne svilisce il ruolo e riduce gli spazi di partecipazione del territorio.

Le analisi richieste dalla Regione e condotte da ARPA, con il contributo dei vari enti coinvolti, sulla determinazione dei valori di fondo naturale di metalli e metalloidi nei suoli vengono oggi richiamate a sostegno dell'ipotesi di riperimetrazione del SIN, che interessa circa 72 km² di territorio, con la prospettiva di sottrarre alcune di quelle aree alle tutele previste.

Il dibattito sulla riperimetrazione del SIN – agitato ciclicamente sia dal centrodestra che dal centrosinistra come leva politica – non può ridursi a questa sola evidenza, né attribuirle un valore determinante in assenza di una valutazione complessiva della contaminazione della Valle del Sacco.

Una decisione di tale portata non può fondarsi su un quadro conoscitivo parziale, né essere assunta senza il pieno coinvolgimento delle comunità che da oltre vent'anni pagano il prezzo della contaminazione: la malattia, in molti casi la morte, e la distruzione di una parte significativa dell'economia agricola e degli allevamenti della Valle del Sacco.

Temiamo la Regione anche quando porta doni. La Valle del Sacco non ha bisogno di altre dichiarazioni rassicuranti. Ha bisogno che gli impegni già assunti vengano finalmente onorati.

 

 

 Il coordinamento di:

- Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco

- Comitato residenti Colleferro

- Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola – Anagni

- LABRIOLAB – Stefano Di Scanno

- Blog Frosinone Bella e Brutta

 

Frosinone, 27 giugno 2026


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Le risposte condivise dagli organi di stampa:


La Spunta

SIN Valle del Sacco, i Comitati "Lo studio Arpa Lazio è incompleto, no alla riperimetrazione basata solo sui metalli" https://www.laspunta.it/sin-valle-del-sacco-i-comitati-lo-studio-arpa-lazio-e-incompleto-no-alla-riperimetrazione-basata-solo-sui-metalli/


Pietro Alviti

Valle del Sacco, insorgono le associazioni ambientaliste, stiamo passando per il paradiso terrestre


itfrosinone.it

Dall'attivista militante ecologista locale #lucianoBracaglia


UNOeTRE.it

Il cavallo di Troia del SIN Valle del Sacco


anagnia.com

Valle del Sacco, i comitati contro lo studio ARPA Lazio: “Dati parziali non bastano per ridisegnare il SIN”


casilinaNEWS

“Il cavallo di Troia del Sin”: i Comitati locali intervengono sulla questione della Valle del Sacco


frosinonenews.eu

Valle del Sacco, il coordinamento di comitati e associazioni: “Lo studio Arpa dà un quadro parziale”


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Comunicato del 7.7.26

 

SIN Valle del Sacco: chi esaspera il conflitto sociale?

L'8 luglio il Ministero dell'Ambiente incontrerà il Comitato di indirizzo e controllo, organismo interistituzionale, chiamato a discutere la ridefinizione del perimetro del SIN "Bacino del fiume Sacco". I Comuni ricompresi nel sito di interesse nazionale da bonificare sono invitati a partecipare, senza però sedere nel Comitato, né prendere parte alle decisioni.

La convocazione dell'incontro è stata annunciata nel corso del convegno del 24 giugno a Frosinone: "SIN Bacino del Fiume Sacco: ultimo miglio. Dalla crisi ambientale alla rigenerazione del territorio", organizzato dall'Assessorato regionale al Ciclo dei Rifiuti, dove è stato presentato ufficialmente lo studio di ARPA sulla presenza di metalli e metalloidi nei suoli, sia all'interno sia all'esterno del SIN "Bacino del fiume Sacco", pubblicato lo scorso maggio.

Conosceremo l'esito di questo nuovo incontro Governo-Regione dai canali istituzionali, ai quali ci appelliamo affinché prevalga la trasparenza delle scelte politiche che si assumeranno e il senso di responsabilità verso la tormentata storia del nostro territorio.

I dati raccolti e pubblicati da ARPA sono stati confrontati con quelli delle bonifiche nel SIN. Alcuni metalli e metalloidi risultano sopra i limiti in entrambe le zone e i campionamenti e le analisi dei dati fanno ritenere che l'eccesso dipenda dalla composizione naturale del terreno, non dalle attività industriali della zona.

Le limitate conclusioni cui è pervenuto il rapporto non consentono, nemmeno alla politica, di assumere decisioni definitive o comunque preordinate a ridurre l'ampiezza del SIN, prima che sia completata l'acquisizione delle analisi di tutte le matrici ambientali. ARPA parla infatti di "studio semi-qualitativo" dei dati raccolti, che dovranno essere confermati a fine progetto, dopo un'ulteriore elaborazione.

Accanto alla dimensione strettamente ambientale non si può inoltre prescindere dall'aggiornare e integrare i dati sull'inquinamento - previsto dalla Delibera n. 119 del 6/3/2019 allegata all'Accordo di Programma tra il Ministero dell'Ambiente e la Regione Lazio - con le più recenti informazioni epidemiologiche sullo stato di salute della popolazione residente, rendendo tali dati accessibili, fruibili e pienamente utilizzabili, fornendo informazioni chiare sul Registro tumori.

Un infelice gemellaggio nel post emergenza

Il convegno ha aperto la strada a inopportune dichiarazioni di revisionismo e negazionismo. Contestiamo con forza (link) chi vuole riscrivere la storia di un territorio, che ha vissuto oltre un secolo di veleni, di malattie, di silenzi istituzionali, e chi dopo l'incontro di Frosinone trova il coraggio di chiamarlo "allarmismo".

Nel respingere posizioni e dichiarazioni che minimizzano la realtà della Valle, dimostriamo come la politica, senza un’analisi con esito finale, non può sostituirsi alle indagini scientifiche.

 

Anagni

Tra i Comuni più colpiti dalla contaminazione rientrano Anagni e Colleferro, due territori che condividono una storia industriale pesante e, non a caso, ora condividono anche il destino di essere ricettori di nuovi carichi incompatibili con lo stato dei luoghi.

Molti Sindaci non erano presenti all'incontro e, alcuni di essi, che immaginiamo intimamente sollevati dall'ipotesi di riperimetrazione del SIN, continuano a tacere, mentre altri si sono pronunciati a favore. In entrambi i casi la frattura sociale peserà a lungo sulle nostre comunità, che attendono informazioni sull'andamento della bonifica.

Si continuano a pianificare colate di cemento come se il territorio fosse vergine, ignorando che ogni nuovo carico emissivo e di rischio si aggiunge, non si sostituisce, a quello preesistente. Quale Autorità valuta la capacità di carico complessiva di un territorio classificato SIN prima di autorizzare l'ennesima attività industriale? Eppure è esattamente questo che la politica sta pensando di fare, anche nella prospettiva di una riconversione industriale in chiave bellica.

Il Sindaco di Anagni, Natalia, ha esaltato la sburocratizzazione dei procedimenti relativi al SIN, nonostante il suo Comune sia tra i più interessati dalla contaminazione del fiume Sacco e da episodi di sversamenti illegali. Colpisce che proprio chi amministra uno dei territori più esposti scelga di sostenere una semplificazione delle procedure, invece di chiedere garanzie più stringenti sulla bonifica: quali tutele ha ottenuto in cambio per il suo Comune?

Si torna a insistere sui posti di lavoro perduti, sul freno delle lotte ambientali, sul mancato sviluppo industriale, mentre restano sullo sfondo, come troppo spesso accade, le gravi conseguenze sanitarie che hanno colpito molte famiglie.

Salute, sanità, bonifica

Continuare a impostare il tema come una scelta tra lavoro e salute è una semplificazione, anzi un ricatto, che non vogliamo accettare, e che non accettiamo nemmeno per chi può trovarsi nella condizione di non poter scegliere.

Parlare di allarmismo dopo che per oltre 20 anni non si è fatto abbastanza sul piano strutturale per la bonifica e per garantire cure, servizi e assistenza sanitaria a un popolo avvelenato dal beta-esaclorocicloesano e non solo, chiude qualsiasi possibilità di confronto civile.

Resta definitivamente inattuata la proposta, avanzata dall'allora Assessore all'Ambiente Buschini e dal Presidente Zingaretti, di realizzare un Presidio Salute e Ambiente (PRE.SA) presso l'Ospedale di Anagni, che doveva essere il primo presidio in Italia dedicato alla cura delle patologie legate all'inquinamento e alla prevenzione sanitaria sul territorio, proprio per l'elevato livello di esposizione dei cittadini residenti nelle aree da bonificare.

Oggi le strutture e i servizi sanitari della Valle del Sacco non sono nella condizione di garantire il diritto alle cure. Veramente poco ha fatto e sta facendo la politica sul piano della sorveglianza sanitaria, della prevenzione primaria, della diagnosi precoce, della medicina territoriale e dell'informazione.

Colleferro

Un altro caso emblematico riguarda l'ex Sindaco di Colleferro, Sanna, che si è espresso oggi a difesa del SIN, ma nel 2022, in qualità di Primo cittadino, accettava senza protestare la proposta di "revoca" del SIN, avanzata dalla sua parte politica, guidata dall'ex Presidente della Regione Zingaretti, durante un convegno presso la sede di Unindustria Frosinone, alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella. Sanna, che all'epoca accettò senza obiezioni di svincolare il SIN, deve spiegare oggi cosa è cambiato nel merito della questione, non solo nei rapporti di forza politici.

Precedenti e stato della bonifica

Il SIN Valle del Sacco è stato istituito nel 2016 a seguito del disastro sanitario, ambientale ed economico esploso nel 2005 e, per essere svincolato, gli enti devono concordare, secondo un procedimento complesso e aggravato, una serie di fattori.

Sono trascorsi più di 20 anni dalla messa al bando del beta-esaclorocicloesano (beta-HCH), sottoprodotto della produzione del lindano, sostanza persistente e non biodegradabile, responsabile di gravi criticità sanitarie per la popolazione del territorio, che ancora oggi se lo ritrova nel sangue.

I finanziamenti per la bonifica, pari a 53,6 milioni di euro, sono stati stanziati nel 2019 tramite l'Accordo di Programma, grazie al Ministro dell'Ambiente Costa. Da allora l'attività amministrativa dei Comuni si è concentrata più sull'ottenimento dell'inserimento nel cronoprogramma del SIN che sull'avanzamento effettivo delle bonifiche. Quanto finora è stato speso per le caratterizzazioni? In quali aree è stata completata?

Il nostro commento

Il silenzio di molti Sindaci sull'ipotesi di riperimetrazione non è neutralità, è una scelta politica quanto le dichiarazioni di chi si è espresso a favore.

20 anni non sono bastati per garantire bonifica, cure e assistenza sanitaria a un territorio avvelenato dal beta-esaclorocicloesano. Parlare di allarmismo verso chi denuncia significa inasprire il conflitto sociale e favorire la ripresa di una mobilitazione e resistenza civile che non si è mai sopita.

 

 

Il coordinamento di:

- Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco

- Comitato residenti Colleferro

- Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola - Anagni

- Blog Frosinone Bella e Brutta

- Labriolab


venerdì 12 giugno 2026

- La monoclorammina nell'acqua del rubinetto: cosa sappiamo e cosa dobbiamo chiedere



La monoclorammina nell'acqua del rubinetto: 
cosa sappiamo e cosa dobbiamo chiedere

Da qualche tempo circola sui social una preoccupazione legittima riguardo al disinfettante utilizzato nelle reti idriche: la monocloramina. Ma di cosa si tratta esattamente?
La monocloramina è un composto chimico ottenuto dalla reazione tra cloro e ammoniaca, utilizzato come disinfettante dell'acqua potabile al posto del cloro tradizionale. Rispetto a quest'ultimo, è più stabile nelle reti di distribuzione e riduce la formazione di alcuni sottoprodotti indesiderati come i trialometani. Per questo motivo alcuni gestori idrici l'hanno adottata negli ultimi anni.
Il problema non è la monocloramina in sé, ma un suo sottoprodotto: l'NDMA (N-nitrosodimetilammina). Questa sostanza, che si forma durante il processo di cloramminazione, è classificata dall'EPA americana come probabile cancerogeno per l'uomo. Gli studi scientifici più recenti, tra cui una ricerca del MIT pubblicata su Nature Communications, indicano che la finestra di vulnerabilità potrebbe essere più ampia di quanto si pensasse, con rischi maggiori nelle prime fasi della vita.
I gestori idrici hanno l'obbligo di monitorare la qualità dell'acqua distribuita. Ma i cittadini hanno il diritto di conoscere i dati.
Cosa puoi fare?
Scrivi una PEC al tuo gestore idrico e chiedi:
se viene utilizzata la monocloramina nella tua rete idrica;
le quantità impiegate e i limiti normativi applicati;
i dati di monitoraggio sull'NDMA e sugli altri sottoprodotti della cloramminazione.
Per il territorio di Frosinone il gestore è ACEA ATO 5. Per Roma, ACEA.
L'informazione è un diritto. Esercitalo.

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Il testo da personalizzare ed inviare per PEC A 
segreteria.aceaato5@pec.aceaspa.it


Frosinone, lì _______________

A:  ACEA ATO 5 S.p.A.


Oggetto: Richiesta di informazioni sul processo di cloramminazione dell'acqua potabile distribuita nel territorio

Spett.le ACEA ATO 5 S.p.A.,

con la presente, in qualità di cittadino attivo e curatore del blog di informazione civica Frosinone Bella e Brutta, esercitando il diritto di accesso alle informazioni ambientali ai sensi del D.Lgs. 195/2005 (recepimento della Direttiva 2003/4/CE), chiedo di conoscere:

1. se nel sistema idrico gestito da codesta società venga attualmente impiegata la monoclorammina come agente disinfettante dell'acqua potabile, in sostituzione o in aggiunta al cloro;

2. le quantità di monoclorammina impiegate nel processo di cloramminazione e i limiti normativi di riferimento applicati;

3. i dati di monitoraggio relativi alla presenza di NDMA (N-nitrosodimetilammina) nelle acque distribuite, sostanza classificata dall'EPA come probabile cancerogeno per l'uomo e riconosciuta come sottoprodotto della cloramminazione;

4. i valori limite adottati per l'NDMA e gli altri sottoprodotti azotati derivanti dal processo di cloramminazione, con indicazione della normativa o delle linee guida di riferimento.

Si chiede riscontro entro 30 giorni, come previsto dalla normativa vigente sull'accesso alle informazioni ambientali.

Distinti saluti,


------@-----

La ricevuta della mia PEC




"Lo spunto per questo post viene dal video pubblicato su Facebook che ha sollevato la questione:"

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La risposta di ACEA ATO
del 17/06/2026





giovedì 11 giugno 2026

- TARI non riscosse: PROPOSTA SCIOPERO FISCALE

 

ORA BASTA

IL VASO

È COLMO



Valuteremo e renderemo nota la quantità di 
👍
che troveremo sotto il post del gruppo
Frosinone Bella e Brutta (Blog)
su Facebook


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lunedì 8 giugno 2026

- I Bracaglia: Albero genealogico. Ramo avi di Luciano Bracaglia

Dalle radici nel Rione Giardino di Frosinone al ritrovamento dello zio d'America e tutta la famiglia – Frosinone, 6 giugno 2026


Video con sottotitoli Inglese - Italiano


Il 6 giugno 2026, alle ore 18:00, presso 

"La cantina degli indipendenti" al Rione Giardino di Frosinone,


 

in occasione della festa "I Fini-Fini del Rione Giardino", Luciano Bracaglia ha presentato alla sua famiglia ed al pubblico presente l'albero genealogico completo della famiglia Bracaglia, una delle famiglie storiche del Rione Giardino con radici che risalgono a oltre due secoli fa. 
La serata è stata soprattutto l'occasione per annunciare una scoperta straordinaria: dopo anni di ricerche instancabili condotte tra archivi italiani e banche dati americane, Luciano Bracaglia è riuscito a ritrovare i discendenti del suo prozio 
Francesco Bracaglia, (Frank Bragaglia in America)
nato a Frosinone nel 1894 ed emigrato negli Stati Uniti d'America agli inizi del Novecento. 
Francesco aveva lasciato il Rione Giardino portando con sé le sue radici ciociare che per oltre un secolo, con tutti i discendenti, erano rimasti sconosciuti alla famiglia italiana. 
Un ruolo fondamentale nella ricerca è stato svolto da Claude AI, il sistema di intelligenza artificiale sviluppato dalla società americana Anthropic. Grazie a questo strumento, Luciano Bracaglia ha potuto incrociare documenti storici, manifesti di navi, censimenti americani, registri di cimiteri e atti anagrafici, ricostruendo con precisione il ramo americano della famiglia. I discendenti di Francesco Bracaglia, scomparso nel 1977, vivono oggi nel New Jersey e nel South Carolina e sono già stati contattati: la pronipote Janis LaCapra Vallone, moglie dell'ex sindaco di Far Hills (NJ) Paul Vallone, ha risposto con grande emozione alla scoperta di avere parenti in Italia.

La presentazione del 6 giugno, è stata non solo un atto di memoria familiare ma anche una testimonianza concreta di come l'intelligenza artificiale, se ben utilizzata e la tenacia e caparbietà di persone come Luciano, possano restituire storia e identità a intere famiglie. 
L'albero genealogico completo dei Bracaglia è stato esposto insieme ai documenti storici ritrovati, tra cui il certificato di nascita di Francesco Bracaglia e l'albero genealogico personale.


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L'articolo redatto da Il Messaggero di Frosinone




Per le foto storiche dalle ricerche e dell'evento del 6 giugno
clicca qui
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A breve (manca un nome dall'America), pubblicherò il fascicoletto completo (quello del video di presentazione in testa alla pagina), da poter stampare.