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lunedì 8 giugno 2026
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lunedì 4 maggio 2026
- PM10 a Frosinone: basta con la scusa dell'orografia. La scienza ha già risposto.
PM10 a Frosinone
PM10 a Frosinone:
basta con la scusa dell'orografia.
La scienza ha già risposto.
CNR, ARPA Lazio, Sapienza e ISPRA concordano: i picchi invernali di polveri sottili sono causati dalla combustione di biomasse per il riscaldamento. Non dalla morfologia del territorio. I dati sono pubblici. Le politiche devono cambiare.
Per anni ci siamo sentiti ripetere la stessa giustificazione: "Frosinone è in una conca, l'orografia della Valle del Sacco trattiene le polveri, non c'è niente da fare." È una spiegazione comoda. Scarica la responsabilità sulla geografia. Assolve chi dovrebbe governare. E non è — scientificamente — la risposta completa.
Oggi abbiamo i dati per dimostrarlo. Non opinioni, non sensazioni. Dati raccolti da CNR, ARPA Lazio, Università La Sapienza, ISPRA. Enti pubblici, italiani, che hanno studiato il problema sul campo, a Frosinone, nella Valle del Sacco, misurando molecola per molecola.
Nel settembre 2024 è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Urban Climate uno studio condotto da ARPA Lazio, CNR e Università La Sapienza specificamente sulla Valle del Sacco. In 18 mesi, 94 campioni di PM10 prelevati in 12 siti diversi, analizzati per 77 parametri chimici.
Il tracciante usato per identificare la provenienza del particolato è il levoglucosano, una molecola prodotta esclusivamente dalla combustione di legno. Non dalla nebbia, non dal vento di monte, non dall'asfalto. Dal fumo del camino.
Già nel 2019–2020, il gruppo Aerolab del CNR-ISAC aveva installato uno strumento per la misura del Black Carbon direttamente accanto alla centralina ARPA di Frosinone Scalo. L'obiettivo: capire perché una città di 44.000 abitanti superasse i limiti più di Roma.
CNR-ISAC, Aerolab — Analisi Black Carbon Frosinone Scalo, 2020
Gli stessi ricercatori del CNR si sono posti la domanda decisiva:
"È possibile che la meteorologia cambi improvvisamente le caratteristiche del PM10, come osservato dai primi di novembre?" La risposta è no. La variazione coincide esattamente con l'accensione dei riscaldamenti, non con un cambiamento del vento o della pioggia
(*) [Per lo studio su pioggia e vento scorri fino in fondo alla pagina.] 👇
Se l'inquinamento fosse davvero causato principalmente dal traffico, il lockdown del 2020 avrebbe dovuto far crollare il PM10. Le strade erano vuote. Le fabbriche ferme. I dati dicono altro.
ARPA Lombardia — Studio qualità dell'aria durante il lockdown 2020 (confermato da SNPA)
E per Frosinone, lo stesso è stato riconosciuto pubblicamente: "Quando c'era il lockdown e le strade erano vuote dalle auto non si è registrata quella diminuzione di polveri in atmosfera come ci si aspettava, segno evidente che l'inquinamento da PM10 riguarda anche e soprattutto altri fattori come l'uso dei riscaldamenti."
La biomassa — legna, pellet, cippato — è la componente più inquinante: produce tre volte più PM10 del metano, a parità di energia termica prodotta. Un camino aperto tradizionale emette oltre 860 mg/Nm³ di particolato. Una caldaia a metano moderna: una frazione minuscola.
Un provvedimento che non affronta la causa
Bloccare il traffico in una città dove il 54% del PM10 viene dai riscaldamenti equivale a svuotare il mare col secchiello mentre si lascia aperto il rubinetto. Le auto bloccate su una strada si riversano su quelle adiacenti. Il PM10 non diminuisce: si sposta. Gli amministratori "fanno vedere che agiscono". I cittadini continuano a respirare polveri.
Il blocco del traffico è uno strumento di comunicazione politica, non di protezione ambientale. Colpisce le famiglie meno abbienti, che hanno auto vecchie e non possono permettersi l'auto elettrica né il trasporto pubblico (spesso inesistente). Non colpisce chi riscalda casa con stufe a legna — che è legale, non è visibile, non è multabile in strada.
La vera azione richiede coraggio politico: incentivare la sostituzione delle stufe vecchie con sistemi moderni o con pompe di calore. Regolamentare l'uso del caminetto aperto in zone residenziali. Investire nel trasporto pubblico. Costruire percorsi ciclabili che alleggeriscano il traffico strutturalmente — non per un giorno di blocco simbolico.
L'orografia della Valle del Sacco è una condizione passiva: trattiene ciò che viene immesso. Ma ciò che viene immesso d'inverno è principalmente il fumo dei riscaldamenti a biomassa. Da marzo a novembre il PM10 cala perché le stufe si spengono, non perché la Valle "respira diversamente". Questo è dimostrato da studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali, condotti sul territorio di Frosinone. Non è un'opinione. È la scienza.
Cosa chiediamo agli amministratori
Non chiediamo impossibili miracoli. Chiediamo che le politiche si basino sui dati reali e non su alibi geografici. Chiediamo che le misure adottate siano proporzionate alle cause reali, non alle fotografie da comunicato stampa.
Chiediamo che si smetta di presentare il blocco del traffico come soluzione a un problema che nasce nei camini e nelle caldaie. Chiediamo incentivi veri per la sostituzione degli impianti obsoleti. Chiediamo che la Valle del Sacco non sia più — per il terzo anno consecutivo — la più inquinata d'Italia.
1. Lo studio principale — ARPA Lazio + CNR + Sapienza su Urban Climate (2024)
Pagina SNPA (Sistema Nazionale Protezione Ambiente):
👉 https://www.snpambiente.it/notizie/snpa/arpa-lazio/il-contributo-delle-sorgenti-emissive-al-pm10-e-al-suo-potenziale-ossidativo-nella-valle-del-sacco-uno-studio-arpa-lazio-cnr-e-sapienza/
2. La scheda dello studio — Università La Sapienza (archivio IRIS)
👉 https://iris.uniroma1.it/handle/11573/1710841
3. L'articolo CNR — "Fumo nelle valli: il caso della Valle del Sacco"
👉 https://www.cnr.it/it/news/9231/fumo-nelle-valli-il-caso-della-valle-del-sacco
5. ISPRA — Emissioni PM10 per settore (riscaldamento = prima fonte nazionale)
👉 https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/emissioni/emissioni-di-particolato-pm10-trend-e-disaggregazione-settoriale
6. Legambiente — Report Mal'Aria 2024 (PDF)
👉 https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/11/Report_Malaria-2024.pdf
7. Regione Emilia-Romagna — Piano Aria Integrato Regionale 2020 (PAIR 2020)
👉 https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/aria/temi/pair2020
|
Impianto |
PM10 emesso |
Equivalenza |
|
Caminetto aperto |
860 g/GJ |
× 4.300 caldaie a metano |
|
Stufa a legna |
480 g/GJ |
× 2.400 caldaie a metano |
|
Caminetto chiuso |
380 g/GJ |
× 1.900 caldaie a metano |
|
Stufa a pellet |
76 g/GJ |
× 380 caldaie a metano |
|
Caldaia a gasolio |
25 g/GJ |
× 25 caldaie a metano |
|
Caldaia a metano/GPL |
0,2 g/GJ |
= 1 (riferimento) |
|
Pompa di calore |
0 g/GJ |
ZERO emissioni locali |
❖ Comitato Civico
Arcese
❖ Comitato NO
Biodigestori a Frosinone - Valle del Sacco
❖ Gruppo
LABRIOLAB
❖ Luciano
Bracaglia (Blogger Frosinone Bella e Brutta), Cittadino attivo (FR)
❖ Circolo
Legambiente "Il Cigno" di Frosinone APS
❖ Pietro Alviti
– Giornalista
mailto: frbeb@pec.it
Frosinone, 11/06/2026
A: Regione Lazio – Presidente Francesco Rocca
protocollo@pec.regione.lazio.it
A: Regione Lazio – Assessorato all'Ambiente
(Assessore Elena Palazzo)
direzioneambiente@pec.regione.lazio.it
p.c.: On. Gilberto Pichetto Fratin – Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
p.c.: Prof. Orazio Schillaci – Ministro della Salute
Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria
dgprev@postacert.sanita.it
p.c.: Comune di Frosinone – Sindaco Dott. Riccardo Mastrangeli
p.c.: Comune di Ceccano – Sindaco Dott. Antonio Querqui
protocollo.generale@comunececcano.telecompost.it
P.C: Comune di Cassino - Sindaco Enzo Salera
servizio.protocollo@comunecassino.telecompost.it
OGGETTO: Istanza formale per la revisione del Piano
Regionale di Risanamento della Qualità dell'Aria e per l’adozione di misure
strutturali basate su evidenze scientifiche aggiornate in materia di
contenimento delle emissioni di polveri sottili.
1. PREMESSA
I sottoscritti firmatari della presente,
trasmettono istanza formale ai sensi della L. n. 241/1990 e s.m.i., con
particolare riferimento al diritto di accesso e partecipazione al procedimento
amministrativo, e del D.Lgs. n. 155/2010 in materia di qualità dell'aria
ambiente.
Frosinone, - con soli 44.000 abitanti - si colloca
sistematicamente tra le città con il maggior numero di superamenti del valore
limite giornaliero di PM10 (50 µg/m³) sull'intero territorio nazionale. Nel
2023 e nel 2024 la centralina di Frosinone Scalo ha registrato ben 70 giorni
di sforamenti, superando città ben più grandi come Milano e intere aree della
Pianura Padana. Nel 2025, pur in presenza di un numero
minore di sforamenti (verosimilmente attribuibile alla variabilità delle
condizioni meteo), la situazione si conferma
grave. Anche la vicina Ceccano continua a registrare
dati estremamente critici a livello regionale
per quanto riguarda il PM10, con ben 79 giorni
di sforamenti nel 2024, ovvero più del doppio del
limite massimo consentito dalla normativa (fissato a 35 giorni).
La situazione nella Valle del Sacco, pur in presenza di un trend di
lungo periodo di lenta riduzione delle emissioni, resta molto grave,
specialmente in vista dei nuovi limiti per le PM10 e le PM2.5 che entreranno in
vigore nel 2030 a seguito della nuova direttiva europea sulla qualità
dell'aria. Le nuove soglie, molto più restrittive di quelle attuali, non sono
un capriccio del legislatore europeo ma riflettono l'obiettivo di avvicinare
progressivamente l'Europa ai parametri molto stringenti stabiliti dall'OMS, che
scaturiscono dagli aggiornamenti della letteratura scientifica in merito ai
pesantissimi danni sanitari dell’inquinamento atmosferico (280.000 decessi
prematuri l’anno stimati nell’UE - dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente).
Le istituzioni locali non perdono occasione
per sottolineare come la conformazione
orografica della Valle del Sacco giochi un ruolo di primo piano nel determinare
i livelli elevati di particolato atmosferico, in quanto non permetterebbe la
dispersione delle polveri in condizioni di scarsa ventilazione e in presenza
del fenomeno dell’inversione termica, che si verifica frequentemente nei mesi
invernali. Tuttavia, la presenza di fattori che impediscono la diluizione del
particolato non può certo giustificare l’inazione nei confronti di un problema
che ha un grave impatto sulla salute pubblica. Occorre dunque mettere in campo
misure efficaci in grado di abbattere le sorgenti emissive di particolato
atmosferico. Gli studi scientifici pubblicati da enti pubblici italiani — CNR,
ARPA Lazio, Università La Sapienza, ISPRA — forniscono delle chiare indicazioni
circa l’origine prevalente delle emissioni di PM.
2. EVIDENZE SCIENTIFICHE DISPONIBILI
Le seguenti fonti scientifiche documentano con
precisione le cause reali del PM10 invernale a Frosinone:
a) Studio ARPA Lazio + CNR + Università La Sapienza
(2024)
Pubblicato sulla rivista internazionale Urban
Climate, settembre 2024. In 18 mesi di campionamento su 12 siti della Valle
del Sacco, analizzando 94 campioni di PM10 per 77 parametri chimici, lo studio
conclude:
«Durante l'inverno, il riscaldamento domestico a
biomassa è stata la principale sorgente di PM10», utilizzando come
tracciante molecolare il levoglucosano, prodotto esclusivamente dalla
combustione di biomassa legnosa.
Fonte: snpambiente.it — Studio ARPA Lazio/CNR/Sapienza
b) CNR-ISAC Aerolab — Misurazioni Black Carbon a
Frosinone Scalo (2019–2020)
Il CNR ha installato strumenti di misurazione del
Black Carbon accanto alla centralina ARPA di Frosinone Scalo, rilevando che
prima dell'avvio ufficiale dei riscaldamenti (novembre 2019) la quota di Black
Carbon da biomassa oscillava tra il 10 e il 25% del totale. Da metà novembre,
tale quota è salita ad almeno il 50% del PM10 totale.
Gli stessi ricercatori hanno posto la domanda: «È
possibile che la meteorologia cambi improvvisamente le caratteristiche del
PM10, come osservato dai primi di novembre?» — concludendo negativamente.
Fonte: CNR — Fumo nelle valli: il caso della Valle del Sacco
c) ISPRA — Inventario Nazionale Emissioni (2023)
Secondo i dati dell'inventario nazionale ISPRA, il riscaldamento
domestico (in particolare la combustione di biomasse) è la prima fonte di
polveri sottili in Italia, arrivando a superare il 50% delle emissioni primarie
di PM10 a livello nazionale, a fronte di una quota vicina al 10% attribuibile
al traffico stradale. Quest’ultima peraltro è in calo
del 67,8% dal 1990, mentre le emissioni da combustione di biomasse per
riscaldamento sono invece aumentate del 33,7% nello stesso periodo.
Fonte: https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/
d) ARPAE Emilia-Romagna — Piano Aria Integrato Regionale
2020
I fattori di emissione per impianto documentano
che: un caminetto aperto emette 860 g/GJ di PM10 (equivalente a 4.300
caldaie a metano); una stufa a legna 480 g/GJ (2.400 caldaie); una stufa
a pellet 76 g/GJ (380 caldaie); una caldaia a metano/GPL 0,2 g/GJ
(riferimento = 1).
La documentazione completa è disponibile sul sito di
ARPAE alla pagina indicata.
Fonte:https://www.arpae.it/it/temi-ambientali/aria/piano-aria-integrato-regionale-pair2030
3. CRITICITÀ DELLE MISURE CHE SI STANNO ADOTTANDO
Fra le misure emergenziali finora adottate in caso
di sforamenti ripetuti dei limiti di PM10, quella più avvertita e pubblicizzata
dai media locali è il blocco periodico della circolazione veicolare. Sebbene si
tratti di una misura opportuna e utile per sensibilizzare la popolazione sulla
necessità di contenere l’uso del mezzo privato e ridurre l’inquinamento, è di
tutta evidenza che intervenire solo sul traffico privato non è sufficiente alla
luce delle evidenze scientifiche sopra richiamate, che individuano nella
combustione nel settore residenziale e dei servizi la sorgente di gran lunga
prevalente di PM10 primario. E’ pur vero che le ordinanze emergenziali emesse dai Comuni in
ottemperanza alle linee guida del PRQA regionale impongono restrizioni anche severe sull'uso dei riscaldamenti, quali
lo stop a camini aperti e impianti a biomassa a bassa efficienza, tuttavia ad
esse non viene dato il risalto che meritano, e restano sostanzialmente
disattese data la difficoltà di effettuare i dovuti
controlli all’interno delle abitazioni.
Ma il
problema reale non è tanto sulle misure emergenziali, quanto nella carenza di
misure strutturali in grado di ridurre le emissioni in modo significativo e permanente. Per questo riteniamo necessario mettere in campo
politiche più ambiziose in grado di aggredire
il problema seguendo le evidenze scientifiche, a partire dall’individuazione di
quelle iniziative che incidono sul settore del
riscaldamento domestico.
4. RICHIESTE FORMALI
Sulla base di quanto esposto, i sottoscrittori
chiedono formalmente:
● RECEPIMENTO DEI DATI SCIENTIFICI prodotti da CNR, ARPA Lazio, Università La
Sapienza e ISPRA nelle politiche ambientali locali e regionali.
● REVISIONE DEL PIANO REGIONALE DI RISANAMENTO
DELLA QUALITÀ DELL'ARIA per la
Valle del Sacco, con aggiornamento delle analisi delle sorgenti emissive alla
luce degli studi scientifici citati al punto 2, e con individuazione di
ulteriori misure che intervengano sul riscaldamento domestico a biomassa come fattore principale degli elevati
livelli di PM10 invernale.
●
ATTIVAZIONE
DI INCENTIVI REGIONALI legati al
reddito per la sostituzione degli impianti di riscaldamento domestico a
biomassa obsoleti (stufe e caldaie con più di 10 anni di vita e fattori di
emissione superiori a 480 mg/Nm³) con sistemi moderni a basse emissioni,
privilegiando le pompe di calore, sul modello dei programmi già attivi in
Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte. Per il reperimento
delle risorse, la Regione dovrà poter attingere ai proventi del mercato dei
permessi di emissione di CO2 (ETS 2), ora esteso a riscaldamento e trasporti ai
sensi del Regolamento UE 2023/955.
●
MONITORAGGIO
DELLE EMISSIONI E CENSIMENTO DEGLI IMPIANTI - si chiede:
(a) Adozione di un
sistema di misurazione in tempo reale della qualità dell'aria, in affiancamento
al sistema gravimetrico ufficiale, sul modello di quanto già in uso presso ARPA
Veneto, la cui strumentazione automatica opera in conformità alla norma UNI EN
16450:2017 con certificazione di equivalenza al metodo di riferimento. Tali
sistemi forniscono valori medi orari affidabili delle concentrazioni di
particolato, di grande utilità per l'informazione diretta alla popolazione sui
livelli di esposizione durante la giornata.
(b) Estensione della
misurazione delle PM2.5 presso la centralina ARPA di Frosinone Scalo,
attualmente non rilevate in quel punto critico, al fine di completare il quadro
epidemiologico dell'esposizione della popolazione.
(c) Istituzione e
aggiornamento del catasto elettronico degli impianti di riscaldamento nel
Comune di Frosinone, strumento indispensabile per la pianificazione degli
interventi di sostituzione e per la verifica dell'efficacia delle misure
adottate.
● ISTITUZIONE E / O
POTENZIAMENTO DEL SERVIZIO DI RACCOLTA DEGLI SFALCI E DEI RESIDUI VEGETALI NEI
COMUNI DELLA VALLE DEL SACCO
Nonostante i divieti vigenti, permane la pratica
dell’accensione di fuochi all’aperto di sterpaglie e residui vegetali, fonte
evitabile di emissioni inquinanti. Si chiede di potenziare la raccolta degli
sfalci presso le isole ecologiche, di rafforzare i controlli anche mediante
tecnologie avanzate, e di avviare campagne informative rivolte alla
cittadinanza sui danni provocati da questa pratica. Per tutte queste azioni
sarà opportuno istituire un coordinamento efficace fra i comuni della Valle del
Sacco.
●
ANTICIPAZIONE
REGIONALE DELLA DIRETTIVA UE SULLE “CASE GREEN” (EPBD 2024/1275): si chiede alla Regione Lazio di anticipare,
nell’ambito delle proprie competenze in materia di qualità dell’aria e governo
del territorio, la progressiva decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento a
combustione a favore di pompe di calore e sistemi ibridi, e il principio delle
emissioni zero per le nuove costruzioni. Si tratta di una scelta pienamente
legittima — Lombardia ed Emilia-Romagna hanno anticipato analoghi obblighi
europei già dal 2016 — e che rappresenta una soluzione win-win-win: abbattimento
del PM10, riduzione delle emissioni climalteranti e risparmio duraturo in
bolletta, con benefici prioritari per le famiglie in povertà energetica.
●
EROGAZIONE
DI FINANZIAMENTI MIRATI ALLA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA (cappotti, infissi, efficientamento) destinati all’edilizia
residenziale privata e pubblica, con l’obiettivo, per le famiglie a basso
reddito in abitazioni private, di coprire l'intervento fino al 100% per
azzerare la barriera del costo iniziale. Ai fini dell’abbattimento delle
emissioni di polveri sottili, la priorità negli interventi dovrà andare agli
edifici dotati di caldaia a gasolio centralizzata, più inquinanti degli
impianti a gas.
●
SOSTEGNO
ALLE COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI (CER) come
strumento di accelerazione dell’elettrificazione dei sistemi di riscaldamento:
le pompe di calore integrate in una CER possono concentrare i consumi nelle ore
di picco della produzione solare, riducendo i costi per i membri e abbattendo
la barriera economica all’installazione, con particolare beneficio per le
famiglie a basso reddito.
●
MAPPATURA
A LIVELLO MUNICIPALE DEI FABBISOGNI TERMICI diretta a individuare i quartieri nei quali, anche in
funzione della penetrazione delle fonti rinnovabili nel territorio, è opportuno
pianificare la costruzione di reti di teleriscaldamento (alimentato da calore
di scarto, geotermia o grandi pompe di calore) e quelli che dovranno invece
puntare sull'elettrificazione decentralizzata (pompe di calore singole o
condominiali).
5. TERMINI DI RISPOSTA E RISERVE
Chiediamo che le Autorità destinatarie riscontrino
la presente istanza entro 30 giorni dal ricevimento, come previsto
dall’art. 2 della L. n. 241/1990, comunicando: l’avvenuta presa in carico delle
evidenze scientifiche segnalate; l’eventuale avvio di un procedimento di
revisione del Piano Regionale di Risanamento della Qualità dell’Aria; i tempi
previsti e il responsabile del procedimento competente.
In assenza di riscontro nei termini indicati, o in
presenza di una risposta che non tenga conto delle evidenze scientifiche
documentate, i sottoscrittori si riservano di segnalare la situazione alla
Commissione Europea — Direzione Generale Ambiente, nell'ambito delle
procedure di infrazione già avviate contro l'Italia per il sistematico
superamento dei limiti di concentrazione di PM10 ai sensi della Direttiva
2008/50/CE sulla qualità dell'aria ambiente. La Commissione ha già emesso
avvisi di infrazione nei confronti dell'Italia su questo specifico tema;
ulteriori segnalazioni documentate da parte di cittadini possono contribuire
all'accelerazione di tali procedure.
I dati scientifici disponibili rendono non più
rinviabile un intervento strutturale. La salute dei cittadini di Frosinone e
della Valle del Sacco non può continuare ad attendere mentre le cause reali
dell’inquinamento restano irrisolte.
Allegati
La documentazione scientifica di riferimento è
disponibile su:
Distinti
saluti,
❖ Comitato Civico Arcese
❖
Comitato NO Biodigestori a
Frosinone - Valle del Sacco
❖
Gruppo LABRIOLAB
❖
Luciano Bracaglia (Blogger
Frosinone Bella e Brutta), Cittadino attivo (FR)
❖
Circolo Legambiente "Il
Cigno" di Frosinone APS
❖
Pietro Alviti - Giornalista

