Mentre la piazza è tutta transennata per i lavori, esiste un vicoletto invisibile che porta alla STAZIONE dei TRENI.
mercoledì 8 luglio 2026
- Esiste un vicoletto invisibile dalla PIAZZA alla STAZIONE senza un cartello indicatore.
lunedì 29 giugno 2026
- IL CAVALLO DI TROIA DEL SIN: Temiamo i doni della Regione Lazio.
Apprendiamo dal TGTRE del 25/06/2026
IL CAVALLO DI
TROIA DEL SIN
Lo studio appena pubblicato da
ARPA Lazio sulla presenza di metalli e metalloidi nei suoli interni ed esterni
al SIN "Bacino del fiume Sacco" sta circolando in questi giorni come
se fosse una rivelazione. Non lo è ed è necessario fare chiarezza.
LO STUDIO È PARZIALMENTE
CORRETTO, MA DELIBERATAMENTE INCOMPLETO
È vero che certi metalli e
metalloidi, come arsenico, berillio, cobalto, tallio e vanadio, possono avere
origine geogenica, cioè naturale, legata all'assetto geologico del territorio.
Il fenomeno è noto e documentato: basti pensare all'arsenico di origine
vulcanica nei Castelli Romani, che contamina le falde per via endogena,
indipendentemente da qualsiasi attività industriale. Dunque affermare che i
valori di questi metalli siano comparabili dentro e fuori il perimetro del SIN
non è in sé una bugia. È però una verità selezionata, e quindi fuorviante,
perché risponde ad una domanda che non è quella giusta.
LA METODOLOGIA DELLO STUDIO
NON RISPONDE ALLA DOMANDA GIUSTA
Lo studio ARPA si è concentrato
esclusivamente sui metalli e metalloidi, cercando valori di fondo naturale. È
un obiettivo legittimo, utile ai fini amministrativi per semplificare certi
procedimenti di bonifica. Ma non è la fotografia dell'inquinamento del SIN. Uno
studio che confronta la presenza di cobalto dentro e fuori il perimetro e
conclude che non ci sono differenze sostanziali non dice nulla sulla presenza
di beta-HCH, di solventi clorurati, di IPA o delle altre sostanze che
caratterizzano la contaminazione industriale storica di questa Valle.
IL VERO PROBLEMA DELLA VALLE
DEL SACCO NON SONO I METALLI
Il SIN Valle del Sacco è stato
istituito a seguito di una crisi sanitaria e ambientale che aveva al centro
tutt'altro: gli organoclorurati persistenti, e in particolare il
beta-esaclorocicloesano (beta-HCH), sottoprodotto della lavorazione del
lindano, prodotto per decenni nell'area di Colleferro dalla BPD/Caffaro. Nel
2005 vennero rilevati livelli di beta-HCH nel latte crudo di aziende bovine
locali fino a 20 volte superiori ai limiti di legge. Successive campagne di
biomonitoraggio umano documentarono la contaminazione in oltre il 50% dei
residenti campionati. La IARC ha classificato il lindano come cancerogeno per
l'uomo (gruppo 1), con evidenza sufficiente per il linfoma non-Hodgkin.
E il beta-HCH non è nemmeno
l'unico problema.
Il punto cruciale è la
pluritropicità degli inquinanti della Valle del Sacco. Non si tratta di un
singolo agente, come a Seveso con la diossina o a Casale Monferrato con
l'amianto. Qui convivono organoclorurati persistenti (HCH, DDT e relativi
metaboliti), metalli pesanti di origine industriale, amianto, fitofarmaci e
inquinanti atmosferici da traffico e impianti. Ogni matrice ambientale, suolo,
acque superficiali, acque sotterranee, aria, porta tracce di contaminazioni
diverse e sovrapposte, accumulate in tempi diversi, da fonti diverse. È questa
stratificazione, non la singola sostanza, a rendere la Valle del Sacco un caso
ambientale fuori scala rispetto ai modelli più noti di disastro industriale
italiano.
Una contaminazione così complessa
non può essere ridotta alla sola misurazione dei metalli nel suolo, come se
bastasse quel dato a fotografare l'intero fenomeno.
LA RIPERIMETRAZIONE DEL SIN
NON PUÒ BASARSI SU DATI PARZIALI
Nel 2019 Regione Lazio e Ministero dell'Ambiente hanno
sottoscritto un Accordo di Programma, che ha definito un cronoprogramma di 11
interventi urgenti nel SIN, riguardanti la bonifica delle aree contaminate, la
messa in sicurezza dei siti industriali dismessi e il monitoraggio delle acque.
Quel cronoprogramma è stato attuato? In quale percentuale? Con quali risultati
verificabili?
Domande a cui dovrebbe rispondere
la Regione, individuata quale Responsabile unico dell'attuazione (RUA). Lo
stesso Accordo, all'art. 7, attribuisce al Comitato di indirizzo e controllo il
compito di «presiedere e coordinare l'intero processo di attuazione di tutti
gli interventi previsti». Prevede, inoltre che per assicurare la massima
partecipazione delle amministrazioni locali e degli stakeholder, il Comitato
convochi un'apposita seduta per comunicare gli esiti delle valutazioni
effettuate. La convocazione di un incontro separato a Frosinone, al di fuori di
questa sede istituzionale, costituisce un grave atto politico e un evidente
vulnus istituzionale: esautora il Comitato dalle funzioni che gli sono
attribuite, ne svilisce il ruolo e riduce gli spazi di partecipazione del
territorio.
Le analisi richieste dalla
Regione e condotte da ARPA, con il contributo dei vari enti coinvolti, sulla
determinazione dei valori di fondo naturale di metalli e metalloidi nei suoli
vengono oggi richiamate a sostegno dell'ipotesi di riperimetrazione del SIN,
che interessa circa 72 km² di territorio, con la prospettiva di sottrarre
alcune di quelle aree alle tutele previste.
Il dibattito sulla
riperimetrazione del SIN – agitato ciclicamente sia dal centrodestra che dal
centrosinistra come leva politica – non può ridursi a questa sola evidenza, né
attribuirle un valore determinante in assenza di una valutazione complessiva della
contaminazione della Valle del Sacco.
Una decisione di tale portata non
può fondarsi su un quadro conoscitivo parziale, né essere assunta senza il
pieno coinvolgimento delle comunità che da oltre vent'anni pagano il prezzo
della contaminazione: la malattia, in molti casi la morte, e la distruzione di
una parte significativa dell'economia agricola e degli allevamenti della Valle
del Sacco.
Temiamo la
Regione anche quando porta doni. La Valle del Sacco non ha bisogno di altre
dichiarazioni rassicuranti. Ha bisogno che gli impegni già assunti vengano
finalmente onorati.
- Comitato No
Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco
- Comitato
residenti Colleferro
- Cittadini
della Valle del Sacco Sgurgola – Anagni
- LABRIOLAB – Stefano Di Scanno
- Blog Frosinone Bella e Brutta
Frosinone, 27 giugno 2026
_____________________________________
Le risposte condivise dagli organi di stampa:
La Spunta
Pietro Alviti
Valle del Sacco, insorgono le associazioni ambientaliste, stiamo passando per il paradiso terrestre
itfrosinone.it
Dall'attivista militante ecologista locale #lucianoBracaglia
UNOeTRE.it
Il cavallo di Troia del SIN Valle del Sacco
anagnia.com
casilinaNEWS
“Il cavallo di Troia del Sin”: i Comitati locali intervengono sulla questione della Valle del Sacco
frosinonenews.eu
Valle del Sacco, il coordinamento di comitati e associazioni: “Lo studio Arpa dà un quadro parziale”
____________________________________________
Comunicato
del 7.7.26
SIN
Valle del Sacco: chi esaspera il conflitto sociale?
L'8
luglio il Ministero dell'Ambiente incontrerà il Comitato di indirizzo e
controllo, organismo interistituzionale, chiamato a discutere la ridefinizione
del perimetro del SIN "Bacino del fiume Sacco". I Comuni ricompresi
nel sito di interesse nazionale da bonificare sono invitati a partecipare,
senza però sedere nel Comitato, né prendere parte alle decisioni.
La
convocazione dell'incontro è stata annunciata nel corso del convegno del 24
giugno a Frosinone: "SIN Bacino del Fiume Sacco: ultimo miglio. Dalla
crisi ambientale alla rigenerazione del territorio", organizzato
dall'Assessorato regionale al Ciclo dei Rifiuti, dove è stato presentato
ufficialmente lo studio di ARPA sulla presenza di metalli e metalloidi nei
suoli, sia all'interno sia all'esterno del SIN "Bacino del fiume
Sacco", pubblicato lo scorso maggio.
Conosceremo
l'esito di questo nuovo incontro Governo-Regione dai canali istituzionali, ai
quali ci appelliamo affinché prevalga la trasparenza delle scelte politiche che
si assumeranno e il senso di responsabilità verso la tormentata storia del
nostro territorio.
I
dati raccolti e pubblicati da ARPA sono stati confrontati con quelli delle
bonifiche nel SIN. Alcuni metalli e metalloidi risultano sopra i limiti in
entrambe le zone e i campionamenti e le analisi dei dati fanno ritenere che
l'eccesso dipenda dalla composizione naturale del terreno, non dalle attività
industriali della zona.
Le
limitate conclusioni cui è pervenuto il rapporto non consentono, nemmeno alla
politica, di assumere decisioni definitive o comunque preordinate a ridurre
l'ampiezza del SIN, prima che sia completata l'acquisizione delle analisi di
tutte le matrici ambientali. ARPA parla infatti di "studio
semi-qualitativo" dei dati raccolti, che dovranno essere confermati a fine
progetto, dopo un'ulteriore elaborazione.
Accanto
alla dimensione strettamente ambientale non si può inoltre prescindere
dall'aggiornare e integrare i dati sull'inquinamento - previsto dalla Delibera
n. 119 del 6/3/2019 allegata all'Accordo di Programma tra il Ministero
dell'Ambiente e la Regione Lazio - con le più recenti informazioni
epidemiologiche sullo stato di salute della popolazione residente, rendendo
tali dati accessibili, fruibili e pienamente utilizzabili, fornendo
informazioni chiare sul Registro tumori.
Un
infelice gemellaggio nel post emergenza
Il
convegno ha aperto la strada a inopportune dichiarazioni di revisionismo e
negazionismo. Contestiamo con forza (link) chi vuole riscrivere la storia
di un territorio, che ha vissuto oltre un secolo di veleni, di malattie, di
silenzi istituzionali, e chi dopo l'incontro di Frosinone trova il coraggio di
chiamarlo "allarmismo".
Nel
respingere posizioni e dichiarazioni che minimizzano la realtà della Valle,
dimostriamo come la politica, senza un’analisi con esito finale, non può
sostituirsi alle indagini scientifiche.
Anagni
Tra
i Comuni più colpiti dalla contaminazione rientrano Anagni e Colleferro, due
territori che condividono una storia industriale pesante e, non a caso, ora
condividono anche il destino di essere ricettori di nuovi carichi incompatibili
con lo stato dei luoghi.
Molti
Sindaci non erano presenti all'incontro e, alcuni di essi, che immaginiamo
intimamente sollevati dall'ipotesi di riperimetrazione del SIN, continuano a
tacere, mentre altri si sono pronunciati a favore. In entrambi i casi la
frattura sociale peserà a lungo sulle nostre comunità, che attendono
informazioni sull'andamento della bonifica.
Si
continuano a pianificare colate di cemento come se il territorio fosse vergine,
ignorando che ogni nuovo carico emissivo e di rischio si aggiunge, non si
sostituisce, a quello preesistente. Quale Autorità valuta la capacità di carico
complessiva di un territorio classificato SIN prima di autorizzare l'ennesima
attività industriale? Eppure è esattamente questo che la politica sta pensando
di fare, anche nella prospettiva di una riconversione industriale in chiave
bellica.
Il
Sindaco di Anagni, Natalia, ha esaltato la sburocratizzazione dei procedimenti
relativi al SIN, nonostante il suo Comune sia tra i più interessati dalla
contaminazione del fiume Sacco e da episodi di sversamenti illegali. Colpisce
che proprio chi amministra uno dei territori più esposti scelga di sostenere
una semplificazione delle procedure, invece di chiedere garanzie più stringenti
sulla bonifica: quali tutele ha ottenuto in cambio per il suo Comune?
Si
torna a insistere sui posti di lavoro perduti, sul freno delle lotte
ambientali, sul mancato sviluppo industriale, mentre restano sullo sfondo, come
troppo spesso accade, le gravi conseguenze sanitarie che hanno colpito molte
famiglie.
Salute,
sanità, bonifica
Continuare
a impostare il tema come una scelta tra lavoro e salute è una semplificazione,
anzi un ricatto, che non vogliamo accettare, e che non accettiamo nemmeno per
chi può trovarsi nella condizione di non poter scegliere.
Parlare
di allarmismo dopo che per oltre 20 anni non si è fatto abbastanza sul piano
strutturale per la bonifica e per garantire cure, servizi e assistenza
sanitaria a un popolo avvelenato dal beta-esaclorocicloesano e non solo, chiude
qualsiasi possibilità di confronto civile.
Resta
definitivamente inattuata la proposta, avanzata dall'allora Assessore
all'Ambiente Buschini e dal Presidente Zingaretti, di realizzare un Presidio
Salute e Ambiente (PRE.SA) presso l'Ospedale di Anagni, che doveva essere il
primo presidio in Italia dedicato alla cura delle patologie legate
all'inquinamento e alla prevenzione sanitaria sul territorio, proprio per
l'elevato livello di esposizione dei cittadini residenti nelle aree da
bonificare.
Oggi
le strutture e i servizi sanitari della Valle del Sacco non sono nella
condizione di garantire il diritto alle cure. Veramente poco ha fatto e sta
facendo la politica sul piano della sorveglianza sanitaria, della prevenzione
primaria, della diagnosi precoce, della medicina territoriale e
dell'informazione.
Colleferro
Un
altro caso emblematico riguarda l'ex Sindaco di Colleferro, Sanna, che si è
espresso oggi a difesa del SIN, ma nel 2022, in qualità di Primo cittadino,
accettava senza protestare la proposta di "revoca" del SIN, avanzata
dalla sua parte politica, guidata dall'ex Presidente della Regione Zingaretti,
durante un convegno presso la sede di Unindustria Frosinone, alla presenza del
Presidente della Repubblica Mattarella. Sanna, che all'epoca accettò senza
obiezioni di svincolare il SIN, deve spiegare oggi cosa è cambiato nel merito
della questione, non solo nei rapporti di forza politici.
Precedenti
e stato della bonifica
Il
SIN Valle del Sacco è stato istituito nel 2016 a seguito del disastro
sanitario, ambientale ed economico esploso nel 2005 e, per essere svincolato,
gli enti devono concordare, secondo un procedimento complesso e aggravato, una
serie di fattori.
Sono
trascorsi più di 20 anni dalla messa al bando del beta-esaclorocicloesano
(beta-HCH), sottoprodotto della produzione del lindano, sostanza persistente e
non biodegradabile, responsabile di gravi criticità sanitarie per la
popolazione del territorio, che ancora oggi se lo ritrova nel sangue.
I
finanziamenti per la bonifica, pari a 53,6 milioni di euro, sono stati
stanziati nel 2019 tramite l'Accordo di Programma, grazie al Ministro
dell'Ambiente Costa. Da allora l'attività amministrativa dei Comuni si è
concentrata più sull'ottenimento dell'inserimento nel cronoprogramma del SIN
che sull'avanzamento effettivo delle bonifiche. Quanto finora è stato speso per
le caratterizzazioni? In quali aree è stata completata?
Il
nostro commento
Il
silenzio di molti Sindaci sull'ipotesi di riperimetrazione non è neutralità, è
una scelta politica quanto le dichiarazioni di chi si è espresso a favore.
20
anni non sono bastati per garantire bonifica, cure e assistenza sanitaria a un
territorio avvelenato dal beta-esaclorocicloesano. Parlare di allarmismo verso
chi denuncia significa inasprire il conflitto sociale e favorire la ripresa di
una mobilitazione e resistenza civile che non si è mai sopita.
Il coordinamento di:
- Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco
- Comitato residenti Colleferro
- Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola - Anagni
- Blog Frosinone Bella e Brutta
- Labriolab
venerdì 12 giugno 2026
- La monoclorammina nell'acqua del rubinetto: cosa sappiamo e cosa dobbiamo chiedere
giovedì 11 giugno 2026
- TARI non riscosse: PROPOSTA SCIOPERO FISCALE
ORA BASTA
IL VASO
È COLMO
su Facebook
lunedì 8 giugno 2026
- I Bracaglia: Albero genealogico. Ramo avi di Luciano Bracaglia
lunedì 4 maggio 2026
- PM10 a Frosinone: basta con la scusa dell'orografia. La scienza ha già risposto.
PM10 a Frosinone
PM10 a Frosinone:
basta con la scusa dell'orografia.
La scienza ha già risposto.
CNR, ARPA Lazio, Sapienza e ISPRA concordano: i picchi invernali di polveri sottili sono causati dalla combustione di biomasse per il riscaldamento. Non dalla morfologia del territorio. I dati sono pubblici. Le politiche devono cambiare.
Per anni ci siamo sentiti ripetere la stessa giustificazione: "Frosinone è in una conca, l'orografia della Valle del Sacco trattiene le polveri, non c'è niente da fare." È una spiegazione comoda. Scarica la responsabilità sulla geografia. Assolve chi dovrebbe governare. E non è — scientificamente — la risposta completa.
Oggi abbiamo i dati per dimostrarlo. Non opinioni, non sensazioni. Dati raccolti da CNR, ARPA Lazio, Università La Sapienza, ISPRA. Enti pubblici, italiani, che hanno studiato il problema sul campo, a Frosinone, nella Valle del Sacco, misurando molecola per molecola.
Nel settembre 2024 è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Urban Climate uno studio condotto da ARPA Lazio, CNR e Università La Sapienza specificamente sulla Valle del Sacco. In 18 mesi, 94 campioni di PM10 prelevati in 12 siti diversi, analizzati per 77 parametri chimici.
Il tracciante usato per identificare la provenienza del particolato è il levoglucosano, una molecola prodotta esclusivamente dalla combustione di legno. Non dalla nebbia, non dal vento di monte, non dall'asfalto. Dal fumo del camino.
Già nel 2019–2020, il gruppo Aerolab del CNR-ISAC aveva installato uno strumento per la misura del Black Carbon direttamente accanto alla centralina ARPA di Frosinone Scalo. L'obiettivo: capire perché una città di 44.000 abitanti superasse i limiti più di Roma.
CNR-ISAC, Aerolab — Analisi Black Carbon Frosinone Scalo, 2020
Gli stessi ricercatori del CNR si sono posti la domanda decisiva:
"È possibile che la meteorologia cambi improvvisamente le caratteristiche del PM10, come osservato dai primi di novembre?" La risposta è no. La variazione coincide esattamente con l'accensione dei riscaldamenti, non con un cambiamento del vento o della pioggia
(*) [Per lo studio su pioggia e vento scorri fino in fondo alla pagina.] 👇
Se l'inquinamento fosse davvero causato principalmente dal traffico, il lockdown del 2020 avrebbe dovuto far crollare il PM10. Le strade erano vuote. Le fabbriche ferme. I dati dicono altro.
ARPA Lombardia — Studio qualità dell'aria durante il lockdown 2020 (confermato da SNPA)
E per Frosinone, lo stesso è stato riconosciuto pubblicamente: "Quando c'era il lockdown e le strade erano vuote dalle auto non si è registrata quella diminuzione di polveri in atmosfera come ci si aspettava, segno evidente che l'inquinamento da PM10 riguarda anche e soprattutto altri fattori come l'uso dei riscaldamenti."
La biomassa — legna, pellet, cippato — è la componente più inquinante: produce tre volte più PM10 del metano, a parità di energia termica prodotta. Un camino aperto tradizionale emette oltre 860 mg/Nm³ di particolato. Una caldaia a metano moderna: una frazione minuscola.
Un provvedimento che non affronta la causa
Bloccare il traffico in una città dove il 54% del PM10 viene dai riscaldamenti equivale a svuotare il mare col secchiello mentre si lascia aperto il rubinetto. Le auto bloccate su una strada si riversano su quelle adiacenti. Il PM10 non diminuisce: si sposta. Gli amministratori "fanno vedere che agiscono". I cittadini continuano a respirare polveri.
Il blocco del traffico è uno strumento di comunicazione politica, non di protezione ambientale. Colpisce le famiglie meno abbienti, che hanno auto vecchie e non possono permettersi l'auto elettrica né il trasporto pubblico (spesso inesistente). Non colpisce chi riscalda casa con stufe a legna — che è legale, non è visibile, non è multabile in strada.
La vera azione richiede coraggio politico: incentivare la sostituzione delle stufe vecchie con sistemi moderni o con pompe di calore. Regolamentare l'uso del caminetto aperto in zone residenziali. Investire nel trasporto pubblico. Costruire percorsi ciclabili che alleggeriscano il traffico strutturalmente — non per un giorno di blocco simbolico.
L'orografia della Valle del Sacco è una condizione passiva: trattiene ciò che viene immesso. Ma ciò che viene immesso d'inverno è principalmente il fumo dei riscaldamenti a biomassa. Da marzo a novembre il PM10 cala perché le stufe si spengono, non perché la Valle "respira diversamente". Questo è dimostrato da studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali, condotti sul territorio di Frosinone. Non è un'opinione. È la scienza.
Cosa chiediamo agli amministratori
Non chiediamo impossibili miracoli. Chiediamo che le politiche si basino sui dati reali e non su alibi geografici. Chiediamo che le misure adottate siano proporzionate alle cause reali, non alle fotografie da comunicato stampa.
Chiediamo che si smetta di presentare il blocco del traffico come soluzione a un problema che nasce nei camini e nelle caldaie. Chiediamo incentivi veri per la sostituzione degli impianti obsoleti. Chiediamo che la Valle del Sacco non sia più — per il terzo anno consecutivo — la più inquinata d'Italia.
1. Lo studio principale — ARPA Lazio + CNR + Sapienza su Urban Climate (2024)
Pagina SNPA (Sistema Nazionale Protezione Ambiente):
👉 https://www.snpambiente.it/notizie/snpa/arpa-lazio/il-contributo-delle-sorgenti-emissive-al-pm10-e-al-suo-potenziale-ossidativo-nella-valle-del-sacco-uno-studio-arpa-lazio-cnr-e-sapienza/
2. La scheda dello studio — Università La Sapienza (archivio IRIS)
👉 https://iris.uniroma1.it/handle/11573/1710841
3. L'articolo CNR — "Fumo nelle valli: il caso della Valle del Sacco"
👉 https://www.cnr.it/it/news/9231/fumo-nelle-valli-il-caso-della-valle-del-sacco
5. ISPRA — Emissioni PM10 per settore (riscaldamento = prima fonte nazionale)
👉 https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/emissioni/emissioni-di-particolato-pm10-trend-e-disaggregazione-settoriale
6. Legambiente — Report Mal'Aria 2024 (PDF)
👉 https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/11/Report_Malaria-2024.pdf
7. Regione Emilia-Romagna — Piano Aria Integrato Regionale 2020 (PAIR 2020)
👉 https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/aria/temi/pair2020
|
Impianto |
PM10 emesso |
Equivalenza |
|
Caminetto aperto |
860 g/GJ |
× 4.300 caldaie a metano |
|
Stufa a legna |
480 g/GJ |
× 2.400 caldaie a metano |
|
Caminetto chiuso |
380 g/GJ |
× 1.900 caldaie a metano |
|
Stufa a pellet |
76 g/GJ |
× 380 caldaie a metano |
|
Caldaia a gasolio |
25 g/GJ |
× 25 caldaie a metano |
|
Caldaia a metano/GPL |
0,2 g/GJ |
= 1 (riferimento) |
|
Pompa di calore |
0 g/GJ |
ZERO emissioni locali |
❖ Comitato Civico
Arcese
❖ Comitato NO
Biodigestori a Frosinone - Valle del Sacco
❖ Gruppo
LABRIOLAB
❖ Luciano
Bracaglia (Blogger Frosinone Bella e Brutta), Cittadino attivo (FR)
❖ Circolo
Legambiente "Il Cigno" di Frosinone APS
❖ Pietro Alviti
– Giornalista
mailto: frbeb@pec.it
Frosinone, 11/06/2026
A: Regione Lazio – Presidente Francesco Rocca
protocollo@pec.regione.lazio.it
A: Regione Lazio – Assessorato all'Ambiente
(Assessore Elena Palazzo)
direzioneambiente@pec.regione.lazio.it
p.c.: On. Gilberto Pichetto Fratin – Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
p.c.: Prof. Orazio Schillaci – Ministro della Salute
Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria
dgprev@postacert.sanita.it
p.c.: Comune di Frosinone – Sindaco Dott. Riccardo Mastrangeli
p.c.: Comune di Ceccano – Sindaco Dott. Antonio Querqui
protocollo.generale@comunececcano.telecompost.it
P.C: Comune di Cassino - Sindaco Enzo Salera
servizio.protocollo@comunecassino.telecompost.it
OGGETTO: Istanza formale per la revisione del Piano
Regionale di Risanamento della Qualità dell'Aria e per l’adozione di misure
strutturali basate su evidenze scientifiche aggiornate in materia di
contenimento delle emissioni di polveri sottili.
1. PREMESSA
I sottoscritti firmatari della presente,
trasmettono istanza formale ai sensi della L. n. 241/1990 e s.m.i., con
particolare riferimento al diritto di accesso e partecipazione al procedimento
amministrativo, e del D.Lgs. n. 155/2010 in materia di qualità dell'aria
ambiente.
Frosinone, - con soli 44.000 abitanti - si colloca
sistematicamente tra le città con il maggior numero di superamenti del valore
limite giornaliero di PM10 (50 µg/m³) sull'intero territorio nazionale. Nel
2023 e nel 2024 la centralina di Frosinone Scalo ha registrato ben 70 giorni
di sforamenti, superando città ben più grandi come Milano e intere aree della
Pianura Padana. Nel 2025, pur in presenza di un numero
minore di sforamenti (verosimilmente attribuibile alla variabilità delle
condizioni meteo), la situazione si conferma
grave. Anche la vicina Ceccano continua a registrare
dati estremamente critici a livello regionale
per quanto riguarda il PM10, con ben 79 giorni
di sforamenti nel 2024, ovvero più del doppio del
limite massimo consentito dalla normativa (fissato a 35 giorni).
La situazione nella Valle del Sacco, pur in presenza di un trend di
lungo periodo di lenta riduzione delle emissioni, resta molto grave,
specialmente in vista dei nuovi limiti per le PM10 e le PM2.5 che entreranno in
vigore nel 2030 a seguito della nuova direttiva europea sulla qualità
dell'aria. Le nuove soglie, molto più restrittive di quelle attuali, non sono
un capriccio del legislatore europeo ma riflettono l'obiettivo di avvicinare
progressivamente l'Europa ai parametri molto stringenti stabiliti dall'OMS, che
scaturiscono dagli aggiornamenti della letteratura scientifica in merito ai
pesantissimi danni sanitari dell’inquinamento atmosferico (280.000 decessi
prematuri l’anno stimati nell’UE - dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente).
Le istituzioni locali non perdono occasione
per sottolineare come la conformazione
orografica della Valle del Sacco giochi un ruolo di primo piano nel determinare
i livelli elevati di particolato atmosferico, in quanto non permetterebbe la
dispersione delle polveri in condizioni di scarsa ventilazione e in presenza
del fenomeno dell’inversione termica, che si verifica frequentemente nei mesi
invernali. Tuttavia, la presenza di fattori che impediscono la diluizione del
particolato non può certo giustificare l’inazione nei confronti di un problema
che ha un grave impatto sulla salute pubblica. Occorre dunque mettere in campo
misure efficaci in grado di abbattere le sorgenti emissive di particolato
atmosferico. Gli studi scientifici pubblicati da enti pubblici italiani — CNR,
ARPA Lazio, Università La Sapienza, ISPRA — forniscono delle chiare indicazioni
circa l’origine prevalente delle emissioni di PM.
2. EVIDENZE SCIENTIFICHE DISPONIBILI
Le seguenti fonti scientifiche documentano con
precisione le cause reali del PM10 invernale a Frosinone:
a) Studio ARPA Lazio + CNR + Università La Sapienza
(2024)
Pubblicato sulla rivista internazionale Urban
Climate, settembre 2024. In 18 mesi di campionamento su 12 siti della Valle
del Sacco, analizzando 94 campioni di PM10 per 77 parametri chimici, lo studio
conclude:
«Durante l'inverno, il riscaldamento domestico a
biomassa è stata la principale sorgente di PM10», utilizzando come
tracciante molecolare il levoglucosano, prodotto esclusivamente dalla
combustione di biomassa legnosa.
Fonte: snpambiente.it — Studio ARPA Lazio/CNR/Sapienza
b) CNR-ISAC Aerolab — Misurazioni Black Carbon a
Frosinone Scalo (2019–2020)
Il CNR ha installato strumenti di misurazione del
Black Carbon accanto alla centralina ARPA di Frosinone Scalo, rilevando che
prima dell'avvio ufficiale dei riscaldamenti (novembre 2019) la quota di Black
Carbon da biomassa oscillava tra il 10 e il 25% del totale. Da metà novembre,
tale quota è salita ad almeno il 50% del PM10 totale.
Gli stessi ricercatori hanno posto la domanda: «È
possibile che la meteorologia cambi improvvisamente le caratteristiche del
PM10, come osservato dai primi di novembre?» — concludendo negativamente.
Fonte: CNR — Fumo nelle valli: il caso della Valle del Sacco
c) ISPRA — Inventario Nazionale Emissioni (2023)
Secondo i dati dell'inventario nazionale ISPRA, il riscaldamento
domestico (in particolare la combustione di biomasse) è la prima fonte di
polveri sottili in Italia, arrivando a superare il 50% delle emissioni primarie
di PM10 a livello nazionale, a fronte di una quota vicina al 10% attribuibile
al traffico stradale. Quest’ultima peraltro è in calo
del 67,8% dal 1990, mentre le emissioni da combustione di biomasse per
riscaldamento sono invece aumentate del 33,7% nello stesso periodo.
Fonte: https://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/
d) ARPAE Emilia-Romagna — Piano Aria Integrato Regionale
2020
I fattori di emissione per impianto documentano
che: un caminetto aperto emette 860 g/GJ di PM10 (equivalente a 4.300
caldaie a metano); una stufa a legna 480 g/GJ (2.400 caldaie); una stufa
a pellet 76 g/GJ (380 caldaie); una caldaia a metano/GPL 0,2 g/GJ
(riferimento = 1).
La documentazione completa è disponibile sul sito di
ARPAE alla pagina indicata.
Fonte:https://www.arpae.it/it/temi-ambientali/aria/piano-aria-integrato-regionale-pair2030
3. CRITICITÀ DELLE MISURE CHE SI STANNO ADOTTANDO
Fra le misure emergenziali finora adottate in caso
di sforamenti ripetuti dei limiti di PM10, quella più avvertita e pubblicizzata
dai media locali è il blocco periodico della circolazione veicolare. Sebbene si
tratti di una misura opportuna e utile per sensibilizzare la popolazione sulla
necessità di contenere l’uso del mezzo privato e ridurre l’inquinamento, è di
tutta evidenza che intervenire solo sul traffico privato non è sufficiente alla
luce delle evidenze scientifiche sopra richiamate, che individuano nella
combustione nel settore residenziale e dei servizi la sorgente di gran lunga
prevalente di PM10 primario. E’ pur vero che le ordinanze emergenziali emesse dai Comuni in
ottemperanza alle linee guida del PRQA regionale impongono restrizioni anche severe sull'uso dei riscaldamenti, quali
lo stop a camini aperti e impianti a biomassa a bassa efficienza, tuttavia ad
esse non viene dato il risalto che meritano, e restano sostanzialmente
disattese data la difficoltà di effettuare i dovuti
controlli all’interno delle abitazioni.
Ma il
problema reale non è tanto sulle misure emergenziali, quanto nella carenza di
misure strutturali in grado di ridurre le emissioni in modo significativo e permanente. Per questo riteniamo necessario mettere in campo
politiche più ambiziose in grado di aggredire
il problema seguendo le evidenze scientifiche, a partire dall’individuazione di
quelle iniziative che incidono sul settore del
riscaldamento domestico.
4. RICHIESTE FORMALI
Sulla base di quanto esposto, i sottoscrittori
chiedono formalmente:
● RECEPIMENTO DEI DATI SCIENTIFICI prodotti da CNR, ARPA Lazio, Università La
Sapienza e ISPRA nelle politiche ambientali locali e regionali.
● REVISIONE DEL PIANO REGIONALE DI RISANAMENTO
DELLA QUALITÀ DELL'ARIA per la
Valle del Sacco, con aggiornamento delle analisi delle sorgenti emissive alla
luce degli studi scientifici citati al punto 2, e con individuazione di
ulteriori misure che intervengano sul riscaldamento domestico a biomassa come fattore principale degli elevati
livelli di PM10 invernale.
●
ATTIVAZIONE
DI INCENTIVI REGIONALI legati al
reddito per la sostituzione degli impianti di riscaldamento domestico a
biomassa obsoleti (stufe e caldaie con più di 10 anni di vita e fattori di
emissione superiori a 480 mg/Nm³) con sistemi moderni a basse emissioni,
privilegiando le pompe di calore, sul modello dei programmi già attivi in
Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte. Per il reperimento
delle risorse, la Regione dovrà poter attingere ai proventi del mercato dei
permessi di emissione di CO2 (ETS 2), ora esteso a riscaldamento e trasporti ai
sensi del Regolamento UE 2023/955.
●
MONITORAGGIO
DELLE EMISSIONI E CENSIMENTO DEGLI IMPIANTI - si chiede:
(a) Adozione di un
sistema di misurazione in tempo reale della qualità dell'aria, in affiancamento
al sistema gravimetrico ufficiale, sul modello di quanto già in uso presso ARPA
Veneto, la cui strumentazione automatica opera in conformità alla norma UNI EN
16450:2017 con certificazione di equivalenza al metodo di riferimento. Tali
sistemi forniscono valori medi orari affidabili delle concentrazioni di
particolato, di grande utilità per l'informazione diretta alla popolazione sui
livelli di esposizione durante la giornata.
(b) Estensione della
misurazione delle PM2.5 presso la centralina ARPA di Frosinone Scalo,
attualmente non rilevate in quel punto critico, al fine di completare il quadro
epidemiologico dell'esposizione della popolazione.
(c) Istituzione e
aggiornamento del catasto elettronico degli impianti di riscaldamento nel
Comune di Frosinone, strumento indispensabile per la pianificazione degli
interventi di sostituzione e per la verifica dell'efficacia delle misure
adottate.
● ISTITUZIONE E / O
POTENZIAMENTO DEL SERVIZIO DI RACCOLTA DEGLI SFALCI E DEI RESIDUI VEGETALI NEI
COMUNI DELLA VALLE DEL SACCO
Nonostante i divieti vigenti, permane la pratica
dell’accensione di fuochi all’aperto di sterpaglie e residui vegetali, fonte
evitabile di emissioni inquinanti. Si chiede di potenziare la raccolta degli
sfalci presso le isole ecologiche, di rafforzare i controlli anche mediante
tecnologie avanzate, e di avviare campagne informative rivolte alla
cittadinanza sui danni provocati da questa pratica. Per tutte queste azioni
sarà opportuno istituire un coordinamento efficace fra i comuni della Valle del
Sacco.
●
ANTICIPAZIONE
REGIONALE DELLA DIRETTIVA UE SULLE “CASE GREEN” (EPBD 2024/1275): si chiede alla Regione Lazio di anticipare,
nell’ambito delle proprie competenze in materia di qualità dell’aria e governo
del territorio, la progressiva decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento a
combustione a favore di pompe di calore e sistemi ibridi, e il principio delle
emissioni zero per le nuove costruzioni. Si tratta di una scelta pienamente
legittima — Lombardia ed Emilia-Romagna hanno anticipato analoghi obblighi
europei già dal 2016 — e che rappresenta una soluzione win-win-win: abbattimento
del PM10, riduzione delle emissioni climalteranti e risparmio duraturo in
bolletta, con benefici prioritari per le famiglie in povertà energetica.
●
EROGAZIONE
DI FINANZIAMENTI MIRATI ALLA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA (cappotti, infissi, efficientamento) destinati all’edilizia
residenziale privata e pubblica, con l’obiettivo, per le famiglie a basso
reddito in abitazioni private, di coprire l'intervento fino al 100% per
azzerare la barriera del costo iniziale. Ai fini dell’abbattimento delle
emissioni di polveri sottili, la priorità negli interventi dovrà andare agli
edifici dotati di caldaia a gasolio centralizzata, più inquinanti degli
impianti a gas.
●
SOSTEGNO
ALLE COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI (CER) come
strumento di accelerazione dell’elettrificazione dei sistemi di riscaldamento:
le pompe di calore integrate in una CER possono concentrare i consumi nelle ore
di picco della produzione solare, riducendo i costi per i membri e abbattendo
la barriera economica all’installazione, con particolare beneficio per le
famiglie a basso reddito.
●
MAPPATURA
A LIVELLO MUNICIPALE DEI FABBISOGNI TERMICI diretta a individuare i quartieri nei quali, anche in
funzione della penetrazione delle fonti rinnovabili nel territorio, è opportuno
pianificare la costruzione di reti di teleriscaldamento (alimentato da calore
di scarto, geotermia o grandi pompe di calore) e quelli che dovranno invece
puntare sull'elettrificazione decentralizzata (pompe di calore singole o
condominiali).
5. TERMINI DI RISPOSTA E RISERVE
Chiediamo che le Autorità destinatarie riscontrino
la presente istanza entro 30 giorni dal ricevimento, come previsto
dall’art. 2 della L. n. 241/1990, comunicando: l’avvenuta presa in carico delle
evidenze scientifiche segnalate; l’eventuale avvio di un procedimento di
revisione del Piano Regionale di Risanamento della Qualità dell’Aria; i tempi
previsti e il responsabile del procedimento competente.
In assenza di riscontro nei termini indicati, o in
presenza di una risposta che non tenga conto delle evidenze scientifiche
documentate, i sottoscrittori si riservano di segnalare la situazione alla
Commissione Europea — Direzione Generale Ambiente, nell'ambito delle
procedure di infrazione già avviate contro l'Italia per il sistematico
superamento dei limiti di concentrazione di PM10 ai sensi della Direttiva
2008/50/CE sulla qualità dell'aria ambiente. La Commissione ha già emesso
avvisi di infrazione nei confronti dell'Italia su questo specifico tema;
ulteriori segnalazioni documentate da parte di cittadini possono contribuire
all'accelerazione di tali procedure.
I dati scientifici disponibili rendono non più
rinviabile un intervento strutturale. La salute dei cittadini di Frosinone e
della Valle del Sacco non può continuare ad attendere mentre le cause reali
dell’inquinamento restano irrisolte.
Allegati
La documentazione scientifica di riferimento è
disponibile su:
Distinti
saluti,
❖ Comitato Civico Arcese
❖
Comitato NO Biodigestori a
Frosinone - Valle del Sacco
❖
Gruppo LABRIOLAB
❖
Luciano Bracaglia (Blogger
Frosinone Bella e Brutta), Cittadino attivo (FR)
❖
Circolo Legambiente "Il
Cigno" di Frosinone APS
❖
Pietro Alviti - Giornalista


