Apprendiamo dal TGTRE del 25/06/2026
IL CAVALLO DI
TROIA DEL SIN
Lo studio appena pubblicato da
ARPA Lazio sulla presenza di metalli e metalloidi nei suoli interni ed esterni
al SIN "Bacino del fiume Sacco" sta circolando in questi giorni come
se fosse una rivelazione. Non lo è ed è necessario fare chiarezza.
LO STUDIO È PARZIALMENTE
CORRETTO, MA DELIBERATAMENTE INCOMPLETO
È vero che certi metalli e
metalloidi, come arsenico, berillio, cobalto, tallio e vanadio, possono avere
origine geogenica, cioè naturale, legata all'assetto geologico del territorio.
Il fenomeno è noto e documentato: basti pensare all'arsenico di origine
vulcanica nei Castelli Romani, che contamina le falde per via endogena,
indipendentemente da qualsiasi attività industriale. Dunque affermare che i
valori di questi metalli siano comparabili dentro e fuori il perimetro del SIN
non è in sé una bugia. È però una verità selezionata, e quindi fuorviante,
perché risponde ad una domanda che non è quella giusta.
LA METODOLOGIA DELLO STUDIO
NON RISPONDE ALLA DOMANDA GIUSTA
Lo studio ARPA si è concentrato
esclusivamente sui metalli e metalloidi, cercando valori di fondo naturale. È
un obiettivo legittimo, utile ai fini amministrativi per semplificare certi
procedimenti di bonifica. Ma non è la fotografia dell'inquinamento del SIN. Uno
studio che confronta la presenza di cobalto dentro e fuori il perimetro e
conclude che non ci sono differenze sostanziali non dice nulla sulla presenza
di beta-HCH, di solventi clorurati, di IPA o delle altre sostanze che
caratterizzano la contaminazione industriale storica di questa Valle.
IL VERO PROBLEMA DELLA VALLE
DEL SACCO NON SONO I METALLI
Il SIN Valle del Sacco è stato
istituito a seguito di una crisi sanitaria e ambientale che aveva al centro
tutt'altro: gli organoclorurati persistenti, e in particolare il
beta-esaclorocicloesano (beta-HCH), sottoprodotto della lavorazione del
lindano, prodotto per decenni nell'area di Colleferro dalla BPD/Caffaro. Nel
2005 vennero rilevati livelli di beta-HCH nel latte crudo di aziende bovine
locali fino a 20 volte superiori ai limiti di legge. Successive campagne di
biomonitoraggio umano documentarono la contaminazione in oltre il 50% dei
residenti campionati. La IARC ha classificato il lindano come cancerogeno per
l'uomo (gruppo 1), con evidenza sufficiente per il linfoma non-Hodgkin.
E il beta-HCH non è nemmeno
l'unico problema.
Il punto cruciale è la
pluritropicità degli inquinanti della Valle del Sacco. Non si tratta di un
singolo agente, come a Seveso con la diossina o a Casale Monferrato con
l'amianto. Qui convivono organoclorurati persistenti (HCH, DDT e relativi
metaboliti), metalli pesanti di origine industriale, amianto, fitofarmaci e
inquinanti atmosferici da traffico e impianti. Ogni matrice ambientale, suolo,
acque superficiali, acque sotterranee, aria, porta tracce di contaminazioni
diverse e sovrapposte, accumulate in tempi diversi, da fonti diverse. È questa
stratificazione, non la singola sostanza, a rendere la Valle del Sacco un caso
ambientale fuori scala rispetto ai modelli più noti di disastro industriale
italiano.
Una contaminazione così complessa
non può essere ridotta alla sola misurazione dei metalli nel suolo, come se
bastasse quel dato a fotografare l'intero fenomeno.
LA RIPERIMETRAZIONE DEL SIN
NON PUÒ BASARSI SU DATI PARZIALI
Nel 2019 Regione Lazio e Ministero dell'Ambiente hanno
sottoscritto un Accordo di Programma, che ha definito un cronoprogramma di 11
interventi urgenti nel SIN, riguardanti la bonifica delle aree contaminate, la
messa in sicurezza dei siti industriali dismessi e il monitoraggio delle acque.
Quel cronoprogramma è stato attuato? In quale percentuale? Con quali risultati
verificabili?
Domande a cui dovrebbe rispondere
la Regione, individuata quale Responsabile unico dell'attuazione (RUA). Lo
stesso Accordo, all'art. 7, attribuisce al Comitato di indirizzo e controllo il
compito di «presiedere e coordinare l'intero processo di attuazione di tutti
gli interventi previsti». Prevede, inoltre che per assicurare la massima
partecipazione delle amministrazioni locali e degli stakeholder, il Comitato
convochi un'apposita seduta per comunicare gli esiti delle valutazioni
effettuate. La convocazione di un incontro separato a Frosinone, al di fuori di
questa sede istituzionale, costituisce un grave atto politico e un evidente
vulnus istituzionale: esautora il Comitato dalle funzioni che gli sono
attribuite, ne svilisce il ruolo e riduce gli spazi di partecipazione del
territorio.
Le analisi richieste dalla
Regione e condotte da ARPA, con il contributo dei vari enti coinvolti, sulla
determinazione dei valori di fondo naturale di metalli e metalloidi nei suoli
vengono oggi richiamate a sostegno dell'ipotesi di riperimetrazione del SIN,
che interessa circa 72 km² di territorio, con la prospettiva di sottrarre
alcune di quelle aree alle tutele previste.
Il dibattito sulla
riperimetrazione del SIN – agitato ciclicamente sia dal centrodestra che dal
centrosinistra come leva politica – non può ridursi a questa sola evidenza, né
attribuirle un valore determinante in assenza di una valutazione complessiva della
contaminazione della Valle del Sacco.
Una decisione di tale portata non
può fondarsi su un quadro conoscitivo parziale, né essere assunta senza il
pieno coinvolgimento delle comunità che da oltre vent'anni pagano il prezzo
della contaminazione: la malattia, in molti casi la morte, e la distruzione di
una parte significativa dell'economia agricola e degli allevamenti della Valle
del Sacco.
Temiamo la
Regione anche quando porta doni. La Valle del Sacco non ha bisogno di altre
dichiarazioni rassicuranti. Ha bisogno che gli impegni già assunti vengano
finalmente onorati.
- Comitato No
Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco
- Comitato
residenti Colleferro
- Cittadini
della Valle del Sacco Sgurgola – Anagni
- LABRIOLAB – Stefano Di Scanno
- Blog Frosinone Bella e Brutta
Frosinone, 27 giugno 2026
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Le risposte condivise dagli organi di stampa:
La Spunta
Pietro Alviti
Valle del Sacco, insorgono le associazioni ambientaliste, stiamo passando per il paradiso terrestre
itfrosinone.it
Dall'attivista militante ecologista locale #lucianoBracaglia
UNOeTRE.it
Il cavallo di Troia del SIN Valle del Sacco
anagnia.com
casilinaNEWS
“Il cavallo di Troia del Sin”: i Comitati locali intervengono sulla questione della Valle del Sacco

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