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martedì 25 dicembre 2018

- Depuratore ASI di Ceccano, l’abbattimento di cattivi odori che non c’è..

Difficilmente in questo blog tratto argomenti al di fuori delle problematiche di Frosinone ma questa che sto per trattare merita le dovute attenzioni anche perché Ceccano è vicinissima a Frosinone con problemi comuni che riguardano l'inquinamento.

Ho trovato questa testimonianza di Antonio Nalli del 8 gennaio del 2014...




Sono trascorsi già 5 anni e nulla è cambiato nel merito.
Un nuovo allerta, per odori nauseabondi al limite della sopportazione è stato avvertito per l’ennesima volta, in ordine di tempo, mercoledì 19 dicembre e continuano a ripetersi, nella quotidianità, senza tregua. In rete, nel gruppo della Task Force Allerta Valle del Sacco, al quale hanno aderito sinora un centinaio di volontari e che fu istituito nel periodo intenso del fenomeno delle schiume bianche sul fiume Sacco, c'è stato molto fermento e sono state prontamente informate le Forze dell'Ordine.
Ormai, i residenti intorno al depuratore ASI di Ceccano, compresi quanti frequentano la scuola di Passo del Cardinale e molti abitanti dell'intero territorio sono condannati a subire e sopportare quotidianamente il fetore intenso che rende impossibile la qualità della loro vita.
Aleggia nell'ambiente, un'esasperazione tale che dopo le ultime marce di protesta che oltretutto non hanno ancora portato a nulla, prima o poi sfoceranno in qualche inaspettato ed eclatante evento. Molti non riescono a rassegnarsi al fatto che ancora oggi, dopo tante denunce ed indagini in corso, non ci siano stati provvedimenti, per eliminare il fenomeno che non viene certamente dal nulla.
A volte, se non si intravedono spiragli è necessario ripercorrere indietro il tempo per comprendere i motivi di tali ritardi e per capirne le dinamiche.
Lo abbiamo fatto andando a rivedere la diretta video del Consiglio Comunale del 16/06/2018 che ci è stata riproposta da una ceccanese molto amareggiata per l'invivibilità del comune fabraterno ed anche perché ha perso da poco tempo una persona a lei molto cara e le cui responsabilità le attribuisce senza alcun dubbio all'inquinamento di aria, terra ed acqua nel territorio. Nel periodo di quel consiglio si diete corso anche ad una raccolta firme ed appunto ad un consiglio comunale aperto al pubblico ed alle associazioni. Furono sollevate molte evidenze nei confronti del depuratore sotto accusa e tra i vari interveniti, ci fu Enrico Ferri dell'Associazione Modus Vivendi che volle parlare. Evidenziò, nel suo intervento che dai controlli eseguiti da ARPA LAZIO, presso la Scuola di Passo del Cardinale era risultato che l'impatto olfattivo derivava da attività industriali ed, in base alla direzione dei venti, lo strumento aveva determinato un 'odore forte' provenire dal depuratore consortile ASI. Successivamente, dopo ennesima segnalazione avvenuta nel luglio 2016 era intervenuta di nuovo ARPA Lazio e dai controlli eseguiti era emerso che il depuratore non aveva le giuste autorizzazioni per trattare i rifiuti che riceveva. I gestori dell'impianto di depurazione avevano motivato che dopo essersi accorti della provenienza di scarichi anomali, per non inquinare l'impianto erano stati costretti ad 'adeguarsi alle circostanze', ovvero chiudere gli accessi, con le conseguenze che non è difficile immaginare. «Cosa significa - domandò il Ferri al sig. Riccardo Bianchi, membro del Consorzio ASI - che quando vi accorgete che arrivano scarichi anomali, anziché risalire agli autori ed adottare gli opportuni provvedimenti, tappate gli accessi al depuratore e lasciate che si inquini Ceccano, tutti i suoi abitanti e quelli dei comuni che stanno lungo il Sacco?
Il depuratore deve funzionare correttamente ed allo stesso modo devono funzionare le industrie che vi accedono, maggiormente dopo che dall'ASI avete denunciato di aver ricevuto nel depuratore, dal mese di maggio 2016, scarichi anomali». Ci fu anche l'intervento di Luigi Colapietro, ex addetto al depuratore che a suo dire fu escluso dalla gestione per dare accesso a nuovi soggetti che sempre a suo dire non avevano le competenze necessarie per farlo ben funzionare. Il Colapietro criticò anche la mancanza di una fiammella che avrebbe avuto l'importante compito di recuperare biogas utile a produrre l'energia necessaria per far ben funzionare l'impianto. «Se non c'è la fiammella, - sottolineava il Colapietro - l'impianto non può funzionare correttamente». Giovanni Pizzuti, intervenne invece per conto del Centro Studi Tolerus ed informò l'assemblea che c'erano due indagini in corso ed un 'processo AIA', presso il tribunale di Frosinone. Sembra che il depuratore ASI di Ceccano - dichiarò - non ha ancora l'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e le due autorizzazioni che possedeva, una per lo scarico in acqua ed una per le emissioni in atmosfera, dal febbraio del 2018 erano scadute ed ancora ad oggi, (giugno 2018), non sono state rinnovate. Aggiungeva il Pizzuti che, parallelamente al 'processo AIA' era nata un'indagine fatta dalla DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Roma che aveva portato nel registro degli indagati diverse persone, tra le quali alcune presenti nel consiglio in corso e le motivazioni erano da attribuire allo smaltimento anomalo dei fanghi derivanti dalla depurazione che non sarebbero stati assimilati come rifiuti speciali ma normali. Tale trattamento anomalo sarebbe stato la causa degli odori nauseabondi dovuti all'impianto non adeguato, ove ci sono malfunzionamenti dovuti ai reflui industriali assimilabili ad oltre 300.000 abitanti equivalenti, tra i quali anche quelli di 6 comuni e quasi metà delle fognature di Ceccano che finiscono in quel depuratore.
Insomma, senza dover ribadire tutte le conseguenze negative per la salute che la popolazione fabraterna è costretta a subire da decenni, sulla base di tutte le denunce fatte alla Procura della Repubblica di Frosinone nel tempo, le indagini, controlli e processo in corso, ci sono ancora dubbi sulla provenienza dei fenomeni maleodoranti? Quanto ancora si dovrà attendere per mettere fine a tale tortura che sta rendendo la qualità della vita dei residenti invivibile? Ed intanto le puzze continuano...!!!
Luciano Bracaglia

Ps: tali illeciti prevedono fino ad un anno di detenzione e multe di 10.000 euro nei confronti dei responsabili. 

Fonte:
https://www.abbattimentocattiviodori.com/emissioni-odorigene-normativa-nazionale/#Art_272-bis_Emissioni_odorigen


domenica 23 dicembre 2018

- Frosinone, consiglio comunale del 20 dicembre 2018


Punto 12) Dal minuto 4:04:50 "Proposta di deliberazione presentata dal consigliere Danilo Magliocchetti: Istituzione del Registro Tumori del Comune di Frosinone, per approvazione regolamento".

Punto 13) Dal minuto 5:52:00 "Proposta di deliberazione presentata dal consigliere Angelo Pizzutelli Proposta d'istituzione di un monumento naturale Lo Schioppo".

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- Fiume Cosa: Costituzione di un Comitato Parco Bene Comune. Incontro con capigruppo consiliari


In riferimento al punto 13, non potete non andarvi a vedere gli impegni che furono assunti nell'incontro del 17 luglio c.a. tra le associazioni ed i soggetti che vi rappresentano in amministrazione comunale. Il video della diretta che facemmo su facebook è linkato di seguito:




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20/12/2018

22/12/2018

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martedì 18 dicembre 2018

- Per mancanza di 100 m di marciapiedi.... (continua)

(Clicca qui sotto per andare al post precedente)


Poiché dopo oltre un anno dalle richieste, non si è saputo nulla è stato chiesto un articolo su L'Inchiesta...

...sono state poi raccolte 54 firme di familiari dei piccoli ed oggi è stata protocollata al comune, la seguente nota, con allegate le firme da consegnare al sindaco Nicola Ottaviani...



...oltre agli allegati della precedente richiesta. 
Aspettiamo fiduciosi Prima che si verifichi qualche spiacevole incidente... 

17 gennaio 2019 è passato un mese e non abbiamo ricevuto alcuna risposta!!!





lunedì 26 novembre 2018

- Task-Force Allerta Valle del Sacco, recapitata lettera al ministro Costa

Incontro del 26/11/2018 a Ceccano


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- Non si può più tollerare il SACCO AVVELENATO

(Cliccare per andare sul post)

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«In questo post resterà custodita la storia della Task-Force a supporto della Valle del Sacco, ove presto sarà posta la parola "FINE" alle continue violenze sul corso d'acqua. Viva la cittadinanza attiva e complimenti ai tanti volontari che partecipano»
Intanto, firmate la petizione: [Inquinamento Valle del Sacco]

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La lettera al ministro Costa di oggi 26 novembre 2018

 
 


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Articolo de L'Inchiesta del 26/11/2018
(di Luciano Bracaglia)


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FreedonPress.it
(Clicca il titolo per leggere l'articolo)



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Chi l'ha visto? del 26/11/2018
(Clicca l'immagine e vai al minuto 10:00)



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Servizio del TG1 delle ore 20:00 del 29/11/2018



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Nuovo allerta a Ceccano intorno alla mezzanotte del 29/11/2018



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Comunicato stampa dell'evento programmato per il 2 dicembre a Ceccano Ponte.



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Locandina da diffondere 


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TG1 delle 13.30 del 30/11/2018


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Schiuma nel fiume Sacco - TGR Lazio 30 nov 18



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Striscia la notizia del 30/11/2018




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Anche... Teleuniverso ne ha parlato
il 1/12/2018

Per molti sarò sicuramente impopolare ma io, all'intervista, come sfondo, avrei usato la schiuma malefica sul Sacco...???




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Sindaco Caligiore: INCONTRO AL MINISTERO, INDAGINI IN ATTO MA LO SCHEMA E' CHIARO!
 


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È stato scoperto il primo inquinatore...
Ceccano 01/12/2018


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Manifestazione del 2 dicembre. Extratv


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TG UNIVERSO de 04/12/2018




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Ora anche sul Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, con rimandi alla pagina della Task Force sul blog ed il link per firmare la petizione online.

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/12/densa-schiuma-bianca-continua-ad-invadere-i-fiumi-della-valle-del-sacco/?fbclid=IwAR08K962-7kK65xYOPW0BkcwcdbKZcFxZ8qrUsOoQIZB77dQVGcYNoDUo_0




Schiuma bianca nel fiume Sacco: è uno dei più gravi disastri ambientali del nostro paese





Striscia la Notizia, il 10 dicembre è tornata nella Valle del Sacco ad Anagni, discarica di Radicina abbandonata



venerdì 23 novembre 2018

- Contenzioso, non vuol dire moroso. Alcuni consigli su acqua pubblica


Un utente del servizio Idrico Integrato di Frosinone, certo signor L.B. mi ha raccontato la sua storia e ve la riporto:

Contatore protetto
con rete e lucchetto
«Stanco di sopportare da tre lustri l'effetto di un cumulo di vizi nelle fatturazioni che si susseguivano da anni, fui consigliato da esperti di un comitato cittadino, di aprire un contenzioso con relativi reclami, in quanto per i conteggi che avevano rivisto con apposito programma e contestati al gestore, non avevo ricevuto alcuna risposta. Pagai quanto scaturito dagli stessi e lo comunicai al gestore ma di nuovo, nessuna risposta, nonostante i numerosi reclami inviati tramite raccomandate e PEC. Decisi allora di interrompere anche i pagamenti che nel tempo si erano accumulati, somma importante ma non veritiera perché non possedendo io una piscina da riempire con il prezioso liquido, non rispondeva al vero. Sono sempre in attesa che il gestore mi chiami in giudizio in un Tribunale ove con il mio legale cercherò di far valere le mie ragioni e riteniamo di averne tante. Poiché appresi nel tempo che il gestore sottraeva in maniera forzosa i contatori ad utenti con un contenzioso considerandoli morosi anziché chiamarli in giudizio, fui consigliato dal comitato di proteggere il contatore con chiave o lucchetto ad evitare che fosse rimosso dal gestore stesso». Qualora dovesse accadere che gli tolgono il contatore, come si comporterà?


«Se mi verrà asportato il contatore da ignoti mi recherò a denunciare il furto presso il comando dei Carabinieri e mi farò rilasciare una copia della denuncia.
Poi, in un ferramenta, acquisterò un nuovo contatore e mi farò rilasciare una fattura.
Farò rimontare il contatore, ci metterò vicino un quotidiano con la data visibile e farò una foto.
Inoltrerò ad ACEA, tramite raccomandata, una richiesta di piombatura del contatore allegando: copia della denuncia, fattura e foto del contatore»




Poi tentano anche di far spostare il contatore verso l'esterno in modo da avere vita facile...!!!




Poi succede anche questo....


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Intanto, mentre alcuni sindaci della provincia di Frosinone emettono delibere contro i distacchi forzosi ed illegittimi di ACEA, il Comitato Acqua Pubblica di Isola del Liri ha prodotto un esposto

Alcuni attivisti del movimento Acqua Pubblica di Frosinone

Acqua Pubblica Frosinone: esposto a Procura, Prefettura e Arera di Capobianco (Comitato Isola Liri)


«La presunta morosità non è sufficiente a giustificare comportamenti banditeschi. Se poi si considera che il presunto credito rimane tale finché non viene accertato dal giudice competente, diventa ancor più inaccettabile ogni forma di tolleranza  nei confronti delle reiterate azioni aggressive e illegali in atto»: Mauro Capobianco, responsabile del Comitato Acqua Pubblica di Isola Liri, al quale aderiscono cittadini del comprensorio di Sora, Isola, Castelliri, Arpino e Broccostella, ha scritto un esposto inviato all'Arera, l'autorità regolatrice del servizio idrico, il garante regionale del servizio idrico, la prefettura di Frosinone, il commissariato di Polizia di Sora, la procura della Repubblica di Frosinone, il comando provinciale dei Carabinieri, il comando stazione dei carabinieri di Isola Liri e l'Ato 5 di Frosinone. Capobianco denuncia l'invio di "fatture che contengono, per esempio, conguagli pluriennali illegittimi, conteggi misteriosi con partite pregresse già pagate e almeno in parte prescritte, addebiti consistenti per perdite occulte o per perdite d'aria dovute alla negligenza e inefficienza del gestore". Per queste ed altre ragioni riportate nell'esposto che sarà ampiamente diffuso anche dal numero de L'inchiesta-Quotidiano che sarà in edicola martedì, Capobianco chiede a tutte le autorità interessate di porre fine "a questa legge del Far West".
Redazione L'Inchiesta Quotidiano
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giovedì 15 novembre 2018

- LA CORRETTA GESTIONE DEI PINI


"... La convivenza con gli alberi, come ogni altra circostanza della vita, comporta una certa dose di rischi; rischi che, se gli alberi sono ben gestiti, risultano abbondantemente compensati dai vantaggi che ce ne derivano... " (Giovanni Morelli, tra i massimi esperti di Pini in Italia).




Siamo sempre noi i responsabili di certi disastri...!!! La mano dell’uomo che anziché proteggere crea le condizioni per distruggere. Abbiamo chiesto un parere al dott. Giuseppe Sarracino, agronomo del comune di Frosinone e Delegato Regionale Lazio A.I.D.T.P.G. (Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini). Dottor Sarracino quali sono le sue considerazioni?

«Il 21 novembre in tutta Italia si celebrerà, la Festa Nazionale dell’albero come prevista dall'art. 1 della legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”. Iniziativa lodevole dove si alterneranno autorità nazionali e locali con interventi sull'importanza degli alberi, ma gli episodi tragici di questi giorni, dimostrano il fallimento nella cura e nella sicurezza dei soggetti arborei. Cura, una parola tanto breve ma troppo spesso dimenticata. Il vocabolario della TRECCANI cosi declina “cura s. f. [lat. cūra]. – Interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività, in agraria, c. colturali, quelle dedicate alle piante coltivate, dopo la loro nascita e nel corso della loro vegetazione (zappature, rincalzature, diradamenti, concimazioni in copertura, scerbature, cimatura, ecc.)”. La domanda da porsi è, con quanta cura viene gestito il patrimonio arboreo che caratterizza il nostro paesaggio urbano? Tutti sappiamo che non è sufficiente piantare un albero e aspettarsi che faccia tutto da solo, senza presentare alcun problema durante tutto il suo ciclo di vita. Spesso dimentichiamo che gli alberi sono organismi viventi e che per la loro corretta crescita e sviluppo hanno bisogno di attenzioni, ciò è tanto più vero in città, dove le condizioni sono avverse. Potremmo fare un elenco dei tanti fattori, sia abiotici sia biotici, che limitano il suo corretto ciclo biologico, come la temperatura, il suolo inadeguato, gli inquinanti, la mancanza di un’adeguata irrigazione o non effettuata, i continui scavi per i sotto servizi, non controllati, che recidono le radici di ancoraggio, l’errata progettazione, gli atti vandalici ecc. Nonostante queste avverse condizioni, per fortuna, gli alberi posseggono una forte resistenza che gli consente di superare i numerosi stress prodotti. Invece in queste ore abbiamo assistito alla nascita di un nuovo “nemico” dell’uomo, l’albero!   Il recente evento meteorologico ha comportato lo schianto di milioni di alberi, lo straripamento dei fiumi e numerosi smottamenti, in tutto il Paese. Se la quantificazione definitiva dei danni ai patrimoni arborei pubblici potrà essere fatta solo una volta passata la fase emergenziale, i primi dati attestano la gravità di una situazione, questa volta davvero eccezionale: con oltre 2.000.000 di metri cubi di legno allettato nei boschi delle nostre montagne, migliaia di interventi per alberi schiantati e purtroppo la perdita di vite umane. Secondo l’Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini, “i violenti temporali che si abbattono con preoccupante ciclicità sul nostro territorio rischiano di declassare l'eccezionalità a ordinarietà, con tutto ciò che questo comporta”. Pertanto occorre governarli con il tempo, e in tempo, con criteri tecnico-scientifici, il che richiede la conoscenza e lo studio di tali fenomeni per intervenire in modo adeguato e con professionalità. Si tratta di evitare di oscillare tra la difesa ad oltranza dell’albero in quanto tale e interventi di capitozzatura.  Da oltre 20 anni si sa che le potature drastiche sono nefaste per la salute e la solidità delle piante eppure questo messaggio scientificamente provato non è compreso da tutti ed in modo particolare dagli amministratori. Anche il Lazio è stato colpito da questo evento, a Roma oltre 300 sono stati gli interventi per la messa in sicurezza degli alberi, a Terracina e in provincia di Frosinone, sotto la furia del vento decine di alberi hanno provocato numerosi danni e la morte prematura e assurda di tre persone. La Regione ha dichiarato lo stato di calamità regionale per l’intero territorio laziale, tra i primi il comune di Terracina e la provincia di Frosinone. Provvedimenti importanti ma non risolutivi, se non si sostituisce la logica degli interventi straordinari con una cultura di prevenzione e di cura del verde soprattutto in aree urbane. I comuni gestiscono il più grande e importante patrimonio arboreo che caratterizza il paesaggio urbano italiano (milioni di alberi), frutto di secoli di intelligenti lavori, e hanno il dovere di conservarlo, tutelarlo e lasciarlo in eredità. Secondo i dati ISTAT, sulle 104 città capoluogo esaminate, il verde urbano rappresenta circa il 2,7% del territorio dei comuni capoluogo, per una superficie verde di oltre 550 milioni di mq, di cui il 14,8% è inclusa in aree naturali protette e il 45,5% destinata a uso agricolo. Eppure le varie amministrazioni comunali fanno scarso uso degli strumenti atti alla pianificazione e alla gestione di tale patrimonio: sono meno di un quinto i comuni che hanno, approvato il Piano del verde, solo il 45,7% ha adottato un Regolamento del verde, mentre il censimento del verde è stato effettuato dal 70,7% delle città. Il trend dal 2011 al 2016 indica una diminuzione della disponibilità pro capite del verde pubblico. Nella cura di parchi e giardini pubblici, le città italiane hanno speso in media 34 € per ogni cittadino, molto al di sotto della media Europea, (50 € a cittadino). Nel Lazio la situazione per quanto riguarda la cura del verde e degli alberi presenta numerose problematiche. Gli esigui dati a disposizione sono il segnale di quanto poco strategico sia considerato il verde per la qualità della vita urbana. La tabella, allegata, disegna lo stato delle città capoluogo: quasi nessuna ha un regolamento del verde, manca il piano del verde necessario ad approntare i processi di   pianificazione e di gestione. È impossibile curare il patrimonio vegetale della città, se non ne conosci la quantità e la qualità. La maggior parte dei comuni è privo di una struttura tecnica e amministrativa e di personale adeguato. In provincia di Frosinone i dati raccolti a fatica, ci confermano che nessun comune ha un piano del verde e un suo regolamento, il verde è considerato un bene marginale, spesso gestito da geometri o nel migliore dei casi da ingegneri (nulla contro queste professioni), con poche risorse finanziarie. Un ruolo rilevante lo possono e lo devono svolgere i cittadini, chiedendo una vera politica di gestione del verde, ma spesso essi sono dei veri “antagonisti” nei confronti di coloro che ogni giorno sono deputati a occuparsi di ciò. I cittadini devono pretendere professionalità e adeguati programmi di cura, ma devono essere consapevoli che gli alberi si ammalano e invecchiano e quindi occorrono interventi di rinnovo delle alberature. Bisogna sapere che per convivere con gli alberi è necessario rispettare la loro identità biologica e valutare il punto di non ritorno ovvero quello in cui la vita degli alberi “non è più compatibile con la società degli uomini”. I fatti di questi giorni, non possono però non fare riflettere su quanto sta accadendo al clima.  Le emissioni dei gas sono una delle principali cause dell’effetto serra e gli alberi giocano un ruolo rilevante e strategico per il taglio di tali emissioni. Il rapporto “La sfida della qualità dell’aria nelle città italiane” presentato al Senato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, tra le altre cose, ha mostrato come gli alberi rappresentano il mezzo di contrasto più efficace, economicamente e ambientalmente. Come ha dichiarato il Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini “Situazioni come quella del 29 ottobre 2018 non saranno evitabili, ma potranno essere affrontate con una nuova consapevolezza e con la ragionevole certezza che tutto quello che era possibile fare è stato fatto. Anche in termini di capacità di comprendere vicendevolmente i vari punti di vista, di trattare con pari dignità l'informazione e la formazione e di fare di tutto per cercare, come si dice oggi, “di fare sistema”, con tutti coloro che al verde pubblico tengono veramente”. Cosa fare: approvare, da parte del Governo, i decreti per rendere operativa la Legge 10/13, la Regione Lazio recepisca tale legge e renda obbligatorio da parte dei comuni l’approvazione del regolamento del verde, il censimento del patrimonio arboreo e vegetativo e l’adozione del piano del verde. “Alberi e uomini, faccia a faccia” è il titolo di un bellissimo passo del libro   di C.  Drénou, e G. Feterman che nelle conclusioni raccontano che “la sua unica ambizione è quella di aiutarvi a osservare e rispettare gli alberi”, credo che questo sia un buon inizio per celebrare la Festa Nazionale dell’Albero».

sabato 3 novembre 2018

- Non si può più tollerare il SACCO AVVELENATO

Ormai è giunta l'ora che associazioni e cittadini ci organizziamo per non tollerare più il Sacco avvelenato visto che chi è preposto per evitarlo non ci dà segnali rassicuranti.
Se prendiamo posizione e ci organizziamo a livello civico il motivo sono i numerosi eventi che si continuano a subire e che non trovano mai gli autori di tali crimini.
Siamo con il Coordinamento in attesa di un incontro con il prefetto per informarlo che il popolo ciociaro vuole avere giustizia e che per averla siamo costretti ad organizzarci tra cittadini ed associazioni.
BASTA INQUINAMENTO Aria, Terra ed Acqua...!!!
La Valle del Sacco non ce la fa più a sopportare tutti gli atti criminosi all'ambiente che vengono perpetrati nel nostro territorio e che siamo costretti a subire da troppi anni.

Iniziamo con il rendere nota la situazione che si è venuta a creata negli ultimi giorni, dopo aver notato e denunciato da parte di molti civili cittadini, con foto e video, tanta schiuma scorrere sul fiume Sacco, (dal territorio di Ferentino fino al territorio di Falvaterra), c'è stato il cittadino e mio amico ILIO CRESCENZI che si è avventurato a risalire il fiume accedendo nei punti praticabili e sui ponti, riuscendo a rilevare il punto in cui la schiuma nasceva. Non è stato per lui difficile, (cieca 40 minuti) e non lo sarebbe neanche in futuro per cittadini volontari che vorranno collaborare. Questa ultima attività la descriverò a parte, dopo che vi avrò mostrato con rilevamenti Google l'area incriminata, che parte dalla cascata 1 e termina alla cascata 2 luogo del reato.


Cascata n° 2 con scarico autore del crimine



Questa di seguito è la Cascata n° 1 ove a monte non ci sono strati di schiuma, come non ci sono lungo il percorso fino alla Cascata n° 2.



Percorso tra Cascata n° 1 e Cascata  n° 2



Cascata  n° 2 luogo ove affluisce lo scarico



Pensate che se ci sarà la volontà, sarà difficile risalire agli autori di tale crimine...???


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Task Force (clicca per accedere su fb)
(Allerta inquinamento fiume Sacco: Collaborate tutti)



Ed ora procediamo con l'organizzazione di una Task Force di volontari pronti ad intervenire in caso di allerta da parte dei cittadini che sono iscritti al gruppo "Allerta.....".

1 - Come tutti sapete abbiamo messo a disposizione del popolo facebook un numero di cellulare dedicato, presente anche sul gruppo e sempre presidiato da chiamare immediatamente in caso di irregolarità sul fiume, ed è 347 5109173 al quale si può telefonare o mandare messaggi con foto.

2 - Ora istituiamo un elenco di volontari completo di numero di cellulare che in caso di necessità, se chiamato e libero da impegni, potrà intervenire, insieme ad un altro e risalire il fiume fino al punto ove parte l'anomalia. Tale elenco sarà a disposizione del nostro referente.

3 - Una volta localizzato il punto anomalo, tramite il nostro referente che risponde al numero dell'allerta, provvederemo a far intervenire direttamente ARPA LAZIO  (se ci fornirà un numero preferenziale come da richiesta già inoltrata ieri...
altrimenti ci rivolgeremo ai canali previsti.
Le adesioni con numero telefonico dei volontari devono essere forniti tramite messaggi in privato sul gruppo:
https://www.facebook.com/groups/214729202410018/

RISPOSTA DI ARPA  LAZIO
(cliccare per aprire pdf) 
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 Comunque, avendo saputo che lo scarico sotto la cascata potrebbe essere uno sfogo della stessa e quindi non provenire da industrie vicine almeno che ce ne sia un secondo nascosto sotto, si avvalora la mia ipotesi che il crimine ambientale parte a monte e si trova tra la cascata n.1 e la n.2 e sta portando fuori strada il fatto che si forma la schiuma sotto la n.2. Mi è dato sapere e confermato da fonte certa che i tensioattivi generano schiuma solo nel momento in cui vengono agitati, quando sbattono contro un ostacolo ed incorporano aria nel rimescolamento. Ergo, bisognerebbe risalire il torrente e ad ogni scarico presente fare analisi o porre una barriera che generi rimescolamento per verificare se si trasforma in schiuma. Ma con i "POTENTI MEZZI di ARPA" penso che siamo in una botte di ferro...!!!
#NONMOLLEREMOMAI


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Da Editoriale Ciociaria 
06/11/2018
"I cittadini sono esasperati e vogliono scendere in campo per smascherare i mostri della Valle del Sacco. Quelli che continuano a logorare l'ambiente della nostra terra e la salute dell'intera popolazione"
CHE SIA CHIARO A TUTTI...!!!



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Allerta inquinamento fiume Sacco 1. La ripresa dell'incontro del 6 novembre a Ceccano in diretta su facebook
(clicca per accedere al video)


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Allerta inquinamento fiume Sacco 2. La ripresa dell'incontro del 6 novembre a Ceccano in diretta su facebook
(clicca per accedere al video)



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da L'Inchiesta del 08/11/2018




L'assemblea del Coordinamento dei sindaci in provincia ai quali abbiamo presentato la Task Force (21/11/2018)