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giovedì 8 settembre 2011

- Problematiche alla scuola media Pietrobono


Ho ricevuto la presente nota, da simpatizzanti del blog, con preghiera di diffonderla. Spero che serva a far chiarezza, per ristabilire gli equilibri necessari ad una buona convivenza con le istituzioni.

S. M. S. Pietrobono
SCUSATE IL DISTURBO...VOGLIAMO FINALMENTE DIRE ANCHE LA NOSTRA

<< Noi docenti con tutto il personale A.T.A. della S.M.S. Pietrobono abbiamo deciso di rendere nota a tutti i cittadini e a tutti coloro che sono sensibili ai problemi della scuola la nostra versione dei fatti per chiarire e, in alcuni casi, rettificare le tante parole dette e scritte negli ultimi mesi a riguardo della nostra scuola, spesso non fondate e/o non documentate da elementi reali.
Partendo dalle ultime polemiche che leggiamo sulle pagine dei quotidiani locali, ci è sembrato opportuno e doveroso, anche nei confronti delle famiglie che hanno iscritto i propri figli nella nostra struttura, chiarire alcuni punti fondamentali che qui di seguito vengono elencati a partire dall’incremento delle iscrizioni, attribuibile a più fattori di diversa natura.
Il bacino di utenza, nel rispetto della territorialità (parola tanto abusata in questi ultimi giorni) è in continuo aumento e lo sarà ancor più nell’immediato futuro (basti pensare alle nuove lottizzazioni in fase di realizzazione in Viale America Latina). A questo aumento l’Amministrazione locale ha risposto da una parte con la chiusura della sede dell’ex scuola Umberto I, che paradossalmente e allo stato attuale è in parte occupata da un Istituto di Scuola Secondaria Superiore (di competenza dell’Amministrazione Provinciale); dall’altra non dimensionando la nostra scuola al fine di “garantire una giusta ed equa ripartizione (...) della popolazione scolastica”, in quanto il nostro istituto non ha goduto, nel corso degli anni, della stessa attenzione e dello stesso incremento degli spazi per far fronte ad una capacità ricettiva quanto meno pari a quella delle altre scuole medie di Frosinone.
Tutto ciò dimostra scarsa lungimiranza e poca sensibilità dei confronti delle famiglie del territorio di pertinenza da parte dell’ente preposto.
Un altro fattore importante che ha determinato l’aumento delle iscrizioni nella nostra scuola, da tenere in dovuta considerazione, è il diritto di ogni famiglia di scegliere la scuola dei propri figli sulla base dell’Offerta Formativa di ciascun istituto. Le famiglie, infatti, mai accetterebbero l’idea, che qualcuno ha paventato talvolta in modo equivoco in questi giorni, che i propri figli vengano “traslocati” laddove ci sono aule rimaste vuote per mancanza di iscritti, quasi fossero numeri o pacchi postali. Riteniamo giusto e utile perseguire la logica dell’ottimizzazione delle risorse, come principio assoluto, ma non quando tale logica viene applicata senza tenere conto delle implicazioni umane che questa comporta.  
Consideriamo, invece, del tutto legittima e opportuna, la temporanea necessità di utilizzare una sede decentrata; i disagi che inevitabilmente ne deriverebbero a danno delle famiglie, verrebbero certamente resi meno penalizzanti dall’impegno che tutta la comunità educante è pronta a sostenere (nessun “collega” al di fuori della nostra scuola se ne faccia cruccio, ci pensiamo noi ai nostri alunni!). Tale misura non priva, come qualcuno auspica, la nostra scuola della sua identità, di cui noi tutti andiamo fieri.
In merito alle più recenti notizie apparse sugli organi di stampa locali, laddove si lascia intendere che il problema si è presentato soltanto nelle ultime ore ed è dovuto ad una superficiale e irresponsabile gestione delle iscrizioni, vogliamo sottolineare e ribadire che:
1.    noi docenti ed il personale tutto non abbiamo fatto altro che il nostro dovere fino in fondo, all’interno di ciò che ci compete;
2.    l’Amministrazione Comunale nel corso dei vari incontri che si sono susseguiti nell’a.s. 2010-2011, nonostante i continui solleciti, avvenuti anche negli anni precedenti per la palese e chiara tendenza di crescita dell’istituto per i motivi suddetti, ha puntualmente disatteso gli interventi promessi di adeguamento e di messa a norma dei locali della Scuola Pietrobono, malgrado rientrassero nel proprio ambito di azione;
3.    noi, con i nostri studenti e le loro famiglie siamo vittime del disagio e non causa, come qualcuno vorrebbe far credere.
Per concludere, ci teniamo a far saper anche che la S.M.S. Pietrobono non ha mai “scippato” alcuno studente attraverso spregiudicate “logiche di accaparramento delle iscrizioni” o gonfiato dei dati, né quando era la cenerentola delle scuole medie di Frosinone, e nessuno a quel tempo si è mai preoccupato di territorialità di aule vuote di scuole sottoutilizzate (...), né ora che l’utenza riconosce i meriti conseguiti attraverso la nostra professionalità.
Non ci appartiene questa logica né questo modus operandi, anzi auspichiamo piuttosto un intervento fattivo e risolutivo e, non ultimo, urgente da parte di chi deve lavorare per mettere in condizione noi, corpo docente e personale A.T.A. di assolvere con serenità e proficua professionalità il nostro dovere. Nel contempo ci auguriamo che ognuno faccia propria la filosofia sempre attuale “il faut cultiver notre jardin” (Candide, Voltaire).
I docenti e il personale A.T.A. della S.M.S. Pietrobono >>

Ho ricevuto una nota da Paolo Iafrate che pubblico di seguito:

<< Caro Luciano,
la vicenda della scuola Pietrobono, con gli spunti che ne derivano, ci porta ad affrontare la questione più generale della istruzione degli studenti delle scuole e del rapporto scuola-città, che a Frosinone alcuno, tra quelli demandati a rappresentarci, solleva. Da profano e da genitore faccio alcune riflessioni.

a)      Da alcuni anni assistiamo, nel trend della autonomia  degli istituti, ad una concorrenza vera e propria tra scuole anche dello stesso grado per “accaparrarsi” studenti. Ora, fermo restando che i programmi scolastici da portare avanti sarebbero gli stessi, questa “concorrenza” si basa su vari elementi che si aggiungono a quelli classici di scelta come una convenienza logistica: 1) la cosiddetta bravura degli insegnanti, 2) i progetti che vanno oltre il programma ministeriale, 3) la ripartizione del tempo scolastico (tempo pieno, orario prolungato, sabato a casa), 4) una individuazione della scuola basata sull’appartenenza di ceto. Il punto 1) è indubbiamente importante ma mai esaustivo, poiché nella stessa scuola possono convivere tipologie di insegnanti che utilizzano, diciamo così, metodi agli antipodi e i genitori non possono indirizzare - non potrebbero! - i propri figli verso l’uno o l’altro degli insegnanti; i progetti che si aggiungono al normale orario (o nel normale orario), punto 2, sono presenti in tante scuole e l’offerta di questi è spesso mediocre (non fosse altro per il numero delle ore che si utilizzano) o addirittura fuori da qualsiasi ambito educativo-pedagogico come il famoso progetto della scuola al cinema che appunto con la scuola non c’entra niente ma con gli affari dei gestori e forse di qualcun altro c’entra qualcosa (su questo ci ritorneremo con un commento fra qualche giorno); la questione posta al punto 3) pone riflessioni più ampie e maggiori attenzioni da parte delle famiglie: il tempo pieno è una conquista nella scuola e ha dietro una sua filosofia. L’attuale governo la combatte per risparmiare. Il tempo pieno presuppone la mensa che, come hai tu potuto assistere, è oggetto in questi giorni di fortissimi rincari da parte del comune, rendendo difficile per ceti sociali meno abbienti la frequentazione della stessa. Il tempo prolungato, che non è la stessa cosa del tempo pieno, è spalmare le ore del sabato sugli altri giorni. La Pietrobono è la scuola media che applica l’orario prolungato - senza mensa attenzione! -, orario che sembra essere uno degli attrattori maggiori. 4) Intrigante altra lettura, quella che la scelta sia un po’ trainata dal ceto sociale che ognuno immagina rappresentarsi e che a Frosinone alimenta non secondariamente scompensi negli stessi circoli (alcuni plessi strapieni e alcuni mezzi vuoti). I genitori nonostante il sovraffollamento stentano a prediligere la serenità del bambino barattandola con l’appartenenza al ceto immaginato e sperato. Ma questo è un discorso più grande di noi.
b)      Questa libera scelta, che nella lettera da te postata del personale della Pietrobono è posto come un diritto, - l’ideologia del mercato è sempre presenti nei nostri pensieri – presuppone però altre non libere scelte alla cittadinanza in senso generico e in senso di gruppi sociali: penso al traffico, all’inquinamento (Frosinone è la seconda città italiana in negativo), ma penso anche alle necessità di nuovi spazi, ambienti, strutture che le scuole hanno bisogno con una aumentata presenza – ancora la lettera di cui sopra sottolinea la necessità di nuovi lavori per far fronte a nuovi arrivi. E se il prossimo anno una buona parte di studenti si trasferisse in altra scuola non sufficiente a tenere tutti, allora ricominceremmo daccapo e con quali risorse, tolte dove? Oggi la vicenda della Pietrobono che accoglie gran parte degli “esuli” della Ricciotti è solo la punta di un fenomeno più diffuso: la scuola dell’infanzia Vittorio Miele ha accolto più bimbi di quanti ne poteva avere; ha dovuto sacrificare spazi comuni come i laboratori; ha dovuto chiedere al comune di allargare la mensa; e oggi, con minori insegnanti, ogni classe ha 29 bambini di media!!!! Che prospettiva pedagogica in tale scuola?
A ciò possiamo aggiungere la questione del trasporto scolastico del comune che ogni anno deve riadeguarsi ai cambiamenti e alle “pressioni” dei dirigenti: il trasporto a Frosinone, dove ovviamente la confusa conformazione urbanistica – o se volessimo attenerci all’ideologia di mercato “la libera scelta” di farsi la casa dove pare e piace, appunto… le lottizzazioni -  è proprio definibile, così dice il Sindaco, come un servizio di taxi, casa per casa. Ma anche questo costa e quest’anno le linee saranno almeno 6 in meno. Quale scuole privilegeremo? Quelle più numerose, quelle più nuove, quelle con le succursali, quelle con i genitori maggiormente protestatari? O faremo una selezione economica sulla tessera del trasporto?  Certo la risposta è tutti…. Ma “tutti” sono coloro che oggettivamente hanno bisogno e a cui deve essere garantito il diritto all’istruzione; le “libere scelte” rischiano in un gioco sempre a somma zero di favorire alcuni ceti sociali a dispetto di altri. 
c)      La brutta vicenda della scuola Cavoni aperta alla fine dell’a.s. 2010-2011 dopo un anno di polemiche, invettive, denunce, bugie, racchiude in sé tante delle problematiche descritte – la corsa dei circoli all’appropriazione dei plessi - e che segna una nuova pagina della vicenda scolastica frusinate. Prima di essa tutti, a torto, pensavamo che la  scuola fosse al riparo da veloci e incontrollabili cambiamenti che si abbattono pesantemente anche nella vita quotidiana – pensiamo a quelli affettivi -  senza spesso riuscire a porre riparo: la scuola sembrava un elemento di riferimento, sempre lì, a scandire la crescita con propri tempi e modi, quasi come anche i genitori ricordavano della propria vicenda educativa. Ed invece ci accorgiamo che anche la scuola  è entrata nel turbinio della giostra contemporanea, con una differenza importante però , che riguarda la parte più preziosa e delicata della nostra esistenza quella dei bambini e dei ragazzi.
d)      Considerate le premesse, le vicende ovviamente non termineranno, anzi, più si andrà avanti più i motivi di discussione, di rivalse, aumenteranno e gli elementi di contorno prenderanno decisamente il sopravvento rispetto al merito, cioè l’educazione e l’istruzione degli studenti. Le vicende degli accorpamenti degli istituti superiori sono lì a dimostrarcelo. (*) Penso, caro Luciano, che ci sia proprio bisogno di umili tavoli di discussione tra scuole, enti, soggetti sociali per far tornare al centro il cittadino oggi bambino e studente. La programmazione nella scuola deve abbracciare un ampio numero di anni proprio per consentire quella cucitura necessaria tra educazione, formazione della cittadinanza, istruzione, con il territorio e deve provare a dare linee direttrici diverse e altre rispetto alla ideologia imperante del mercato predatorio e del consumo, anche di se stessi.

Scusandomi della marea di omissioni, non detti, riferimenti ballerini e altro, spero che possiamo continuare comunque questa riflessione, con maggiori approfondimenti, anche con modalità di incontri.
 Nel sottolineare che la tua passione è coinvolgente, ci ricorda che comunque siamo ancora cittadini di questa straziata terra, ti invio cari saluti. Paolo Iafrate >>

(*) Una mia personalissima considerazione mi ha portato a sottolineare quella che sarebbe, anche secondo me, l'azione più concreta da intraprendere..... Grazie Paolo.  Sentitamente Luciano

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